Al di là delle definizioni utili per compilare fruttuosi bandi europei, che cosa significa, oggi, essere una smart city? Come è possibile applicare città per città le grandi istanze orientate a un futuro sostenibile che escono dai ricorrenti meeting internazionali, e gli stimoli all’innovazione che sono ormai all’ordine del giorno per i cittadini, ma spesso faticano a entrare nelle logiche di burocrazia e governi? È compilando questa lista di domande che ci siamo messi in viaggio, a bordo di una Volvo XC40 appena insignita del titolo di Car of the Year, e abbiamo provato a saggiare tre città che, in Europa, rappresentano l’avanguardia in tema di innovazione sostenibile. Prima tappa di questo tour, GÖteborg, seconda città della Svezia, «casa» di Volvo («qui ogni famiglia ha qualcuno che lavora in Volvo», ci spiega appena arrivati in hotel la receptionist, accennando ai 28mila dipendenti impiegati nell’immenso headquarter dell’azienda situato alle porte della città).
Ma soprattutto città che proprio sulla mobilità intelligente e sulla sostenibilità energetica sta sviluppando progetti pilota importanti: la riduzione del 40% delle emissioni urbane di Co2 rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 e la produzione del 55% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030 sono due degli obiettivi che con serietà e responsabilità nordica qui si stanno perseguendo a tappe forzate. «Lo sviluppo di una città sostenibile è un impegno che deve essere condiviso, non può essere il sindaco a obbligare i cittadini a adottare stili di vita sostenibili», spiega Ann-Sofie Hermansson, dal 2016 sindaca di GÖteborg (oltre che ex dipendente Volvo, ma abbiamo capito che qui in città «avere o avere avuto a che fare con» è la normalità).



