Il mondo oggi è profondamente diverso da quello del 1726, vissuto e criticato con la satira da Jonathan Swift, soprattutto dal punto di vista geopolitico e tecnologico, molto meno da quello sociale, e da quest’ultimo direi che è peggiorato. Prima di essere un romanziere, questo spirito libero di Dublino fu un formidabile giornalista politico, saggista e stratega dell’informazione. Nel ’700 la stampa periodica stava nascendo e lui capì subito il potenziale sovversivo di quel tipo di comunicazione. Molte delle sue feroci critiche alla natura umana e alle istituzioni restano però sorprendentemente attuali, oggi più che mai. Ho letto per la prima volta I Viaggi di Gulliver che ero poco più di un bambino, mi colpirono le belle parole, i disegni e i racconti sparsi nel mondo che mi portavano a sognare, a immaginare, a viaggiare almeno con la mente. L’ho riletto durante il servizio militare, mi accorsi che era un libro diverso. L’ho riletto recentemente, mi sono accorto di non averlo mai letto. D’altra parte, tutto stava ed era annunciato e scritto nel sottotitolo dell’opera di Swift: Viaggi in diversi paesi remoti del mondo di Lemuel Gulliver, prima chirurgo, e poi Capitano di diverse navi. Premessa fedele e mantenuta. C’è tutto il mondo nei quattro libri, che oggi rivedo quotidianamente e confronto con la realtà: nulla è cambiato, anzi! Dagli ometti alti circa 15 centimetri di Lilliput ai giganti che popolavano Brobdingnag, dal viaggio all’isola volante di Laputa alla terra dei cavalli sapienti (e razionali) degli Houyhnhnm. Sintesi di un attacco feroce, universale e senza tempo alla natura umana, alle politiche internazionali e nazionali e alle loro istituzioni, oggi come allora sempre e tragicamente attuali. Come giustamente scriveva Swift, lo scopo non era far divertire il lettore, ma «tormentarlo». La forza dei suoi testi sta nei toni: non scrive con rabbia, ma usa lo stile freddo, analitico ed economico degli statistici del tempo. Il suo giornalismo non urlava e non insultava apertamente. La sua tecnica era l’ironia inflessibile; adottava la voce del suo avversario, ne esasperava la logica fino all’assurdo e lasciava che il lettore ne scoprisse la mostruosità. In questo modo costringeva il pubblico a pensare, anziché limitarsi a reagire di pancia. Esistono due tipi di satira. Quella oraziana, che prende in giro i difetti umani con un sorriso per far sentire il pubblico migliore, e quella giovenaliana, di cui Swift è il massimo esponente, che è amara, feroce e destabilizzante. 


La sua satira non voleva far ridere per alleggerire la tensione: voleva creare disagio


Quando sul web si propone una soluzione volutamente assurda e cinica a un problema politico per evidenziare l’incompetenza dei governanti, si sta applicando, spesso inconsciamente, la formula della Modesta Proposta. Oggi questa satira colpisce il capitalismo estremo. Quando le grandi aziende o i governi riducono la vita delle persone a «risorse umane» o «tagli ai costi» o «effetti collaterali» nei bilanci, stanno applicando esattamente la logica di Una Modesta Proposta, il pamphlet del 1729. Così come profetico fu il suo libercolo Lettere del Drappiere (1724): quel ciclo di lettere fu il primo grande esempio nella storia di resistenza economica pacifica e di dibattito sulla sovranità finanziaria. Swift comprese, prima di molti economisti, che il valore della moneta/denaro si basa sulla fiducia e sul potere politico, non solo sul metallo. Le dinamiche descritte ricordano i moderni dibattiti sui salvataggi finanziari, sulle imposizioni della finanza internazionale verso i Paesi più deboli e sulle speculazioni bancarie che scavalcano la volontà dei cittadini: un’anticipazione dei movimenti anti-austerità. Ha dimostrato che una metafora potente può diventare più reale e influente della realtà stessa. Infatti, molte delle sue invenzioni verbali e concettuali sono entrate nel linguaggio comune, anticipando la cultura dei meme. Basta pensare al termine lillipuziano: usiamo questo termine per definire qualcosa di minuscolo metaforicamente, una persona dalla mentalità ristretta e meschina. Oppure Big Endian e Little Endian: nel mondo dell’informatica e dell’architettura dei computer, questi termini tecnici (che indicano l’ordine dei byte nella memoria) sono stati presi direttamente da I Viaggi di Gulliver. Così come il meme politico moderno, funziona esattamente come un pamphlet di Swift; isola un paradosso, adotta la logica dell’avversario esasperandola e la lancia nella rete per far crollare il consenso attraverso il ridicolo.