
La mia generazione, quella del 1955, non è stata educata al cospetto e al rispetto della natura.
Lo confesso senza se e senza ma. Per contro ho avuto la fortuna di avere una madre vera, profondamente convinta e felice di assolvere quotidianamente alla funzione di educatrice. Dopo di lei, ho avuto il severo ma saggio Don Antonio Caneva. Alla fine delle medie, dopo anni passati alla casa natale Pio XI, ero un principino. Educato, a modo, preparato e forgiato a dovere per affrontare la vita. Istruito dalla tanto contestata scuola nozionistica (per fortuna!) negli anni attaccata, criticata e rimescolata con e da varie forme cromatiche «culturali» e ideologiche del cavolo, un po’ blu, poi rosse, poi verdi, poi rosse, poi gialle, poi rosse, un arcobaleno, ma sporco; un vero caos.
L’antinozionismo ha generato per 50 anni un’enfasi eccessiva, con nessi e legami meccanici sulla relazione tra il sapere e il sapere fare, tra conoscenza e competenza, tra bagaglio culturale necessario per affrontare il futuro e l’attualizzazione dell’apprendimento. Il risultato? Da piangere o da ridere! Dipende. Lo vediamo, sentiamo e leggiamo tutti i giorni, trasmissioni televisive, manager, giornalisti, studenti, registi, sindacalisti, professori, politici, dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto è un vero disastro! La società è ormai talmente degradata e colpita da un cancro mortale, che dire e capire quale è la soluzione ideale diventa difficile. Dieci anni prima del ’55, era finita la guerra, la maggior parte degli italiani era con le pezze alle chiappe, coi piedi freddi e la pancia vuota o mezza vuota. Dieci anni dopo, nel ’65, eravamo tutti americani, con i piedi caldi e la pancia piena, tutti avvolti, abbagliati e accecati dall’esplosione del benessere. Da quel momento, abbiamo pensato solo a noi stessi, al nostro ego, a fare più soldi possibile, alla faccia di tutti e tutto, senza esclusioni di colpi, contro le regole, la legge, gli uomini e, soprattutto, contro la natura. Oggi, 50 anni dopo, stiamo vivendo, assistendo e pericolosamente collaudando il crash test tra noi e madre natura. Uno stato continuo e martellante di sollecitazioni cui abbiamo sottoposto da secoli gli oceani, i monti, le foreste; uno stress continuo, ormai prossimo al carico di rottura e al punto di non ritorno.



