Enrico Menegatti, classe 1955, autore delle sculture Nate dal mare, interamente composte di legni e fili di ferro scaricati dal Po nell’Adraitico.

Qualcuno vuole uccidere l’uomo che scolpisce il Po. Chi può odiarlo al punto da incendiare le sue statue di legno e lasciare tra le braci, come monito, un cuore di daino, una pistola giocattolo e un cartello dell’alta tensione, quelli gialli con il teschio e la scritta «Pericolo di morte»? Nessuno riesce a capire quale male oscuro abbia risvegliato l’artista Enrico Menegatti nel sonnolento Delta del Po. Bisogna seguire il corso del principale fiume italiano fino al Lido di Volano, il più estremo e selvaggio dei lidi ferraresi: una manciata di case disperse in una pineta combattuta tra la foce, il mare e il cielo. Un luogo così fuori dal mondo che, proseguendo per il litorale, ci si imbatte senza soluzione di continuità in giraffe, delfini, dinosauri. Anche in San Giorgio con il drago e in Marco Pantani. Tutti monumenti lignei di bellezza unica. Il loro creatore, Menegatti, originario di Codigoro, classe 1955, vincitore del premio Arte Mondadori nel 2000, le ha chiamate Nate dal mare: sono sculture interamente composte di legni e fili di ferro scaricati dal Po nell’Adriatico e depositati sulla battigia. Lo stesso Menegatti ha finito per assomigliare a una delle sue opere: un volto duro e abbronzato, inciso nell’ebano; le rughe a incorniciare uno sguardo penetrante da scultura gotica. A dimostrarlo umano ci pensano le mani, mobilissime e irrequiete. Brusco nei modi, ma spontaneo e di gran cuore. Dopo un’ora di conversazione, ti ha già offerto due birre; dopo due ore, ti regala le susine del suo orto.

L’idea delle sculture è nata in un giorno d’estate del 2015: «Stavo camminando sulla spiaggia quando ho trovato un legno che poteva sembrare il muso di un cavallo a grandezza naturale. Dopo pochi metri, tra i rami abbandonati, ho “visto” una zampa, poi un’altra, poi la coda. In un’ora e mezza di trance artistica, sotto un sole cocente, mi sono ritrovato davanti un intero cavallo tenuto insieme con il fil di ferro portato dalla risacca. Non ho fatto in tempo ad andare a recuperare il cellulare che già si erano fermati a fotografarlo almeno dieci turisti ammirati. Tornando a casa, mi sono ripromesso di creare di nascosto una statua tutti i sabati, sino alla fine dell’estate. Iniziavo all’alba con la spiaggia deserta. Solo alla quarta scultura sono stato scoperto da una coppia di bresciani che ha poi postato la foto su Facebook. Tornarono l’indomani per dirmi che, in meno di 24 ore, avevo ricevuto 2000 like. La settimana successiva uscì un articolo sul giornale locale». La fama ha avuto per lui un lato ironico: «L’avevo sempre reputata arte, eppure nessuno mi dava retta; arriva un cronista di provincia ed ecco che tutti lo considerano acclarato. Si cominciò a creare un via vai di persone in un luogo estraneo al turismo estivo. Proseguii per tutta estate, realizzando una dozzina di opere. A ottobre misi da parte i rami per la stagione successiva. Giorno dopo giorno, mi accorgevo che alla giraffa mancava una zampa, il cavallo aveva il corpo sfondato… Riparavo i danni senza farne parola con nessuno, sperando che fosse colpa delle mareggiate: il mare dona, il mare riprende. Arrivò il 4 dicembre e mi distrussero cinque statue in un colpo solo. Una mareggiata umana, di sicuro. Non me l’aspettavo».

 

San Giorgio e il drago, una delle opere di Menegatti esposte lungo il litorale del Lido di Volano, in provincia di Ferrara.