Lamborghini Aventador Svj 63, edizione speciale della Svj (900 esemplari, 770 cv, 1.525 kg, 350 km/h, 0-100 in 2,8 secondi, caratterizzata dal largo impiego della fibra di carbonio (cofano e telaio monoscocca, per esempio) e realizzata in 63 esemplari in omaggio all’anno di nascita del marchio: 1963.

Che dire delle meraviglie del carbonio, elemento meraviglia, se non che, forse, si può tralasciare per una volta la chimica e partire dalla letteratura, e cioè da Primo Levi, il quale però, oltre a essere uno dei più raffinati e significativi scrittori italiani, nella vita di tutti i giorni era chimico di professione. Sapeva, dunque, di cosa stava scrivendo, nelle righe che seguono. E non si può che dargli retta, con quel suo «vecchio debito», verso il carbonio, «contratto in giorni per me risolutivi». Stiamolo a sentire: «Al carbonio, elemento della vita, era rivolto il mio primo sogno letterario, insistentemente sognato in un’ora e in un luogo nei quali la mia vita non valeva molto: ecco, volevo raccontare la storia di un atomo di carbonio. (…)

Il nostro personaggio giace dunque da centinaia di milioni di anni, legato a tre atomi d’ossigeno e a uno di calcio, sotto forma di roccia calcarea: ha già una lunghissima storia cosmica alle spalle. Per lui il tempo non esiste, o esiste solo sotto forma di pigre variazioni di temperatura, giornaliere e stagionali, se, per la fortuna di questo racconto, la sua giacitura non è troppo lontana dalla superficie del suolo. La sua esistenza è un’alternanza spietata di caldi e di freddi, e cioè di oscillazioni un po’ più strette o un po’ più ampie: una prigionia, per lui potenzialmente vivo, degna dell’inferno cattolico. A lui, fino a questo momento, si addice il tempo presente: è congelato in un eterno presente, appena scalfito dai fremiti moderati dell’agitazione termica. Ma appunto per la fortuna di chi racconta, che in caso diverso avrebbe finito di raccontare, il banco calcareo di cui l’atomo fa parte giace in superficie. Giace alla portata dell’uomo e del suo piccone».

Un piccolo colpo e il carbonio esce per il camino e prende la via dell’aria. «La sua storia, da immobile, si fece tumultuosa». Esattamente come suggerisce Primo Levi, la storia del carbonio (e del nostro rapporto con lui) è tumultuosa, densa e piena di pagine ancora da scoprire. Elemento essenziale alla vita, presente e ben noto sotto due forme molto caratteristiche, la grafite e il diamante (inaspettatamente è proprio la grafite la forma del carbonio più stabile), il carbonio, in realtà, è elemento decisivo della storia dell’universo. «Il carbonio, infatti, è un elemento singolare: è il solo che sappia legarsi con se stesso in lunghe catene stabili senza grande spesa di energia, ed alla vita sulla terra (la sola che finora conosciamo) occorrono appunto lunghe catene. Perciò il carbonio è l’elemento chiave della sostanza vivente». Così ancora Levi.

La «C» della vita: potrebbe essere uno slogan azzeccato e sul quale riflettere; ma anche la «C» del futuro: nessun elemento, come il carbonio, è così inscindibilmente legato alle applicazioni che verranno, molte delle quali ancora in fase di studio: eppure fibra di carbonio, nanotubi, grafene sono parole alle quali ormai siamo abituati: e, dagli aerei alle auto, dagli orologi alle armi, dalle sostanze capaci di condurre a livelli microscopici alla moda, nessuno gareggia con i formidabili atomi di carbonio. Il carbonio ha segnato e segnerà sempre di più la storia dell’evoluzione umana. Senza il carbonio, per dire, non ci sarebbero i metalli all’alba della civiltà, senza idrocarburi la società contemporanea, semplicemente, non esisterebbe. Aggiungendo carbonio al ferro si fa acciaio, fondamento stesso della rivoluzione industriale.