
Chi frequenta gli artigiani ha senz’altro riscontrato due tendenze non positive che alcuni di loro hanno: storcere il naso quando si parla di un loro collega e non voler trasmettere la loro sapienza per gelosia o timore di crearsi futuri concorrenti. Naturalmente non è il caso della maggior parte di loro, ma comunque di un numero sufficientemente nutrito da arrecare un certo danno al loro specifico settore: che si tratti di calzolai, camiciai, sarti, tessitori o viticoltori. Una realtà in cui si è imbattuto Francesco Masci, calzolaio romano di 33 anni, il quale tuttavia non si è minimamente lasciato ostacolare, dimostrando come la volontà vinca ogni barriera. «Ho iniziato a trafficare in questo ambiente mentre studiavo giurisprudenza a Roma», racconta il giovane maestro. «Sono sempre stato appassionato di abbigliamento, e al secondo anno di università mi è stato regalato un kit per lucidare le scarpe. Informandomi su Internet incappai nel sito di Justin Fitzpatrick (un appassionato e produttore di calzature inglese, ndr), scoprii che potevo farci qualche liretta e andai a collaborare con una bottega di Testaccio, a cui avevo chiesto se avessero bisogno di un lustrascarpe. Arrotondavo, ci facevo le serate. Lavoravo nel retrobottega e continuavo a veder fabbricare scarpe, osservando tutte le fasi. Un giorno, vado dal capo e gli chiedo come si fa a imparare. Mi risponde: “Vai a Londra”, aggiungendo che qui in Italia si tende a non voler insegnare per timore di creare un concorrente che ti ruberà il lavoro. Così sono andato a Londra, a un corso tenuto dai Carréducker, due ex artigiani di John Lobb che si erano messi a fare scarpe per la sartoria Gieves & Hawkes. Ho imparato l’essenziale in poco più di un mese, lavorando fino a 12 ore al giorno. Sono tornato a Roma e ho contattato un maestro di origine romena con 25 anni di esperienza, che mi ha insegnato il resto, ossia taglio, orlatura e modelleria. Ci siamo associati e nel 2013 abbiamo aperto una nostra bottega, ma ci siamo divisi un paio di anni fa, rimanendo comunque in rapporti cordiali».

Masci ha riaperto la sua attività in via Rendano, nel nord-est della città, riuscendo nel frattempo anche a laurearsi con una tesi in diritto romano. Ma la calzoleria gli piaceva di più: «Mi occupo anche di riparazione, restauro, lucidatura e patinatura (ossia il modificare il colore e simulare con il colore un’anticatura, ma c’è n’è poca richiesta)», continua. «La zona è tranquilla, frequentata da professionisti, con affitti ragionevoli ed è vicina ad alcuni fornitori. Ho constatato che se offri un prodotto di qualità ti vengono a cercare, ma all’inizio non è stato facile. È importante il passaparola e oggi i social e gli eventi aiutano».


