L’abbigliamento classico deve la sua sconfinata capacità espressiva a un sofisticato sistema di relazioni in cui ogni materiale, foggia, disegno o colore possiede una frequenza caratteristica, che combinandosi con le altre con cui entra in contatto genera accordi più o meno complessi. Tanto per fare qualche esempio, i cardati scozzesi evocano campagna, i pettinati fini città, il loden montagna. Il blu navy col bianco ci porta in mare, aggiungendo il giusto punto di rosso otteniamo la tavolozza del tennis e così via, fino a sfumature dalla sottigliezza estrema. La scienza del vestire risiede nel conoscere tali sonorità, l’arte nel comporci una musica propria. In questa partitura, i capi sono molto più vincolati e vincolanti degli accessori, che rappresentano vere e proprie riserve di libertà di movimento. Se si regalano più accessori che capi è proprio perché la loro flessibilità, anche in termini di vestibilità, rende meno probabile il fiasco. In occasione del Natale abbiamo voluto dedicare una puntata di Vestirsi uomo a tre categorie che, spaziando in tutti i registri, rappresentano da sempre una delle prime idee che si considerano per una strenna al maschile. Più che l’aspetto tecnico cercherò di investigarne il linguaggio, la cui comprensione aiuterà il lettore a riconoscere non tanto il pezzo migliore, quanto quello giusto da regalare o regalarsi.

L’OROLOGIO | A leggere l’ora si impara da bambini in una mattinata, leggere un orologio richiede l’esperienza di un adulto. Nel messaggio che trasmette confluiscono infatti numerosi fattori, che sommandosi possono generare equilibrio o frastuono. Per vederli da vicino, per questa volta smonteremo un orologio nelle sue componenti simboliche, invece che meccaniche. Cominciamo dalle dimensioni, che come avviene per molti altri elementi dell’abbigliamento maschile sono funzione diretta della qualità dichiarata del proprio livello fisico e dell’importanza che gli si attribuisce. Un diametro da 46 mm o più, con adeguato spessore, mostra tendenza all’iniziativa, chiarezza e fiducia nella propria influenza sul prossimo, mentre il 40 mm o meno è da tipo che sa tenere ben nascoste le carte fino a quando non capisce se gli conviene mostrare gli assi o i due. Passiamo ora alla forma. Il tempo può essere rappresentato come retta infinita dove gli eventi si susseguono, o come anello che ci riporta in situazioni ciclicamente ricorrenti. Esprimendo una delle due nature del tempo, il cerchio è per l’orologio l’unica configurazione naturale. Ogni altra deve avere per forza un motivo o un messaggio. Al quadrato corrisponde la capacità di vivere forti emozioni e controllarle, al rettangolo un’inclinazione intellettuale, uno sguardo al futuro e la ricerca costante di nuove occasioni. L’ottagono, sintesi della rosa dei venti, è per chi guarda lontano. Se il quadrato dice «so chi e dove sono», l’ottagono sussurra «ho la mappa del tesoro e so dove vado». L’ovale è femminile. Altre forme possono essere indice di apertura mentale, talento artistico, tendenza alla nostalgia, non credo sia poi tanto difficile stabilirlo. Se il gioco vi piace, pensate come un criminologo, che da una sigaretta spenta risale a un profilo culturale e sociale. O come un paleontologo, che da un solo osso ricostruisce un organismo scomparso. Guardate con attenzione, e vedrete senza bisogno di me. Quanto al materiale della cassa, l’oro è senz’altro privilegiato perché possiede la luce, il calore e il colore del sole, forza maschile per eccellenza. L’oro è ottimismo, serenità, carisma, anche se tali qualità emergono solo con un po’ di patina. Come il credito di un’antica famiglia ha un’immagine ben più credibile e affascinante del denaro accumulato in poche stagioni, così l’oro portato lungamente al polso è ben diverso da quello nuovo, in cui inevitabilmente brillano riflessi di vanità e superbia connessi al valore venale dell’oggetto. Va aggiunto che l’oro non ha un solo colore. Quello brillante come la scorza di un limone di giardino emana un’allegria senza sensi di colpa, il giallo più profondo e antico evoca stabilità. L’oro rosa è romantico, il bianco aristocratico. Il platino è misterioso e pericoloso. Se l’oro è maschile l’acciaio è virile, e quanto più ce n’è più si esibiscono intraprendenza e indipendenza. Se gli si lascia qualche spigolo vivo parlerà di competitività, dinamismo e chiarezza di idee. Perfettamente lucido è simbolo di gentile decisione, matto può lasciare dubbi su un carattere chiuso sulla difensiva. Sia l’oro che l’acciaio sanno districarsi in ogni occasione, basta sapere che il primo è fuori luogo nelle situazioni performanti e il secondo è troppo, o troppo poco, nelle serate formalmente impegnative. È bene rispettare anche un equo rapporto tra il peso dell’orologio e degli abiti, per non dire delle parole. Se avete appena finito di affermare che amate i tessuti leggeri, la libertà di stare senza calze, la cucina leggera e finanche l’acqua a basso residuo, potrei chiedervi con una marcata vena di sarcasmo chi possa essere stato, allora, a parcheggiare quel Suv al vostro polso. Nel risultato estetico la combinazione conta più dei singoli componenti e quindi il cinturino centrale in ogni abbinamento, è più importante di quanto appaia. Va scelto attentamente, con un occhio all’orologio e allo stile personale. Dovrebbe insomma essere una media tra ciò che piace all’orologio e ciò che piace al proprietario. I cinturini di metallo andrebbero chiamati bracciali. Quelli a grandi maglie d’acciaio sono decisamente sportivi e la loro inclinazione naturale è quella di cingere braccia che devono praticamente o teoricamente fare qualcosa. Man mano che il livello formale dell’abito si innalza perdono di credibilità, che si può recuperare riducendo le dimensioni dell’orologio e della maglia. Bracciali con una tessitura fine come seta si sentiranno molto più a loro agio in una gran sera che a una battuta di pesca. Bellissimi quei bracciali d’oro di estrema semplicità in voga negli anni 60, costituiti da due semplici cerchi paralleli che univano le anse alla fibbia, lasciando nudo il polso. Mi sorprende non averli più visti riproporre, visto che in Italia non è certo l’abilità orafa a far difetto. Come per le cinture maggiori, il cinturino di coccodrillo è un passe-partout. Di sera nero e piatto, di giorno nei colori del caramello e bombato. Il cuoio è piuttosto informale e si addice a spezzati, cardati, giubbini e affini. Attenzione alle impunture. Come nei baveri della giacca, difficilmente si guadagna qualcosa con contrasti troppo evidenti. Negli ultimi anni si è affermato il caucciù, giovanile e divertente. Non dona a nessuna persona o abito, in compenso esprime un atteggiamento ecocompatibile e indipendente dai giudizi altrui. I bracciali in gomma sono da giornata al mare, o sott’acqua. Quelli a maglie di plastica trasparente, che ebbero un certo successo all’inizio di questo interessante millennio, durano così poco che è inutile perder tempo a giudicarli. Restano i cinturini di tessuto, il cui tono collegiale evoca quei luoghi e tempi in cui bastavano pochi soldi e molta faccia tosta per fare i giovani leoni. Oggi rappresentano una citazione colta, da tirar fuori in luoghi di vacanza. Tra le complicazioni, un cronografo dal quadrante ben leggibile ha un guizzo aggraziato che coniuga al meglio l’anima attiva e quella contemplativa dell’uomo. Si sposa anche con abiti di un certo impegno e inoltre, se escludiamo i rattrapanti, non è tanto costoso. I calendari completi, o addirittura perpetui, rivelano l’esperto o il collezionista di orologi. Chi sfoggia un pezzo così, ne possiede una raccolta notevole. Le fasi lunari sono un vezzo che si addice a chi cambia spesso orologio, in quanto piuttosto stancante. Anche la marca fa parte dell’orologio, ma al polso dell’incompetente un gran nome appena comprato può risultare una fredda e scostante dichiarazione di status. La naturalezza si raggiunge con l’uso, o con la ricerca. Il conoscitore, infatti, sfoggerà il pezzo che hanno in tanti con un dettaglio o un colore che non ha nessuno. Si tratta di citazioni destinate ai soli intenditori, proprio per questo estremamente gratificanti. In questa esclusività della conoscenza, nascosta nella banalità del costo, c’è quanto ripaga di lunghe ricerche ed estenuanti contrattazioni. Alla fine di tutto, possiamo avere tanti orologi eccellenti e un solo orologio per eccellenza. Una volta si possedevano pochi pezzi, in genere la cipolla del nonno, il solo tempo a carica manuale della cresima o prima comunione, il cronografo della laurea e infine il pezzo prezioso, definitivo, che si acquistava quando si era raggiunta l’affermazione personale e professionale. Se uno di questi orologi si salva da incidenti, furti e improvvise generosità, ogni volta che lo indossiamo sarà così ricco di significato da farsi ricordare come un nostro attributo. Il problema è che una cosa così non si trova già pronta, né si può comprare quando capita il buon affare. L’orologio per eccellenza va acquistato sin dall’inizio in una data speciale e come testimone della storia personale. Da allora in poi segnerà sempre più un tempo solo nostro e gli altri, guardandolo, non potranno che ammirare un simile patrimonio.




