
Mai come in questi anni siamo stati assediati, e spesso anche stressati, da tutto ciò che succede attorno al mondo di chi sta in cucina, o da quelle parti. Mi riferisco alle signore cuoche e ai signori cuochi, da anni chiamati comunemente chef. Oggigiorno tutti parlano di loro, anche gli asini. Capita spesso, ascoltando le chiacchiere delle persone e leggendo i commenti dei nuovi maestri della comunicazione, blogger, influencer e i siti gestiti delle varie parrocchie, commenti della domenica del tipo: «Sono stato da Tizio e Caio e ho mangiato malissimo!». Oppure: «Non ho mangiato nulla e ho pagato una cifra. Per fortuna c’era una pizzeria lì vicino…!». Commenti che ormai mi cadono addosso come la pioggia che batte sul tira sassi. Commenti che trovo gratuiti, inopportuni, stupidi, patetici, ridicoli, scontati, incolti e ingiusti.
È vero che gli chef per cultura, per la preparazione enogastronomica e con la loro arte, capacità e competenze si sono conquistati un posto al sole nella nostra società, divenendo in alcuni casi vere e proprie celebrità. Dei miti. Per questo si stanno attirando le ire della mandria degli invidiosi. È altresì vero che molti di questi signori (e signore) non brillano per simpatia, modestia e generosità. Personalmente, però, prima di criticarli e di accusarli io li ammiro. Nutro un immenso rispetto per tutti quelli che lavorano e che amano la loro professione, che venerano il Dio Lavoro, che fanno, che sanno fare e che fanno sapere.
Viceversa detesto chi non sa fare, chi non ha voglia di fare e che vive nell’ombra, protetto dal Dio degli incapaci. Ammiro i cuochi perché conosco in profondità il loro mestiere, so cosa vuol dire vivere 14 ore (e più) al giorno in cucina, cosa vuol dire dirigere una brigata o un manipolo di collaboratori ai fornelli, in dispensa, in sala, alla cassa. Conosco il loro impegno, la tenacia, lo sforzo fisico e il coraggio che mettono giorno dopo giorno nell’affrontare con devozione e abnegazione una professione al servizio dei clienti. Per essere un cuoco o uno chef, che esso sia maschio o femmina, che sia bravo o meno bravo, devi avere tanta voglia di lavorare e credere fortemente in quello che fai.



