
Di tutte le mie esperienze positive, ma soprattutto negative, con il passare degli anni ne ho fatto un vero e proprio tesoro. E da questo tesoro ho tratto quella che da molti anni è la mia regola di vita, che posso riassumere nel concetto: meglio meno, ma meglio. Una regola che applico a ogni situazione e occasione, non tralasciando mai di mettere al centro, sempre, la bellezza, la bontà e l’eleganza.
Se la bellezza abbiamo la facoltà di crearla e di possederla, l’eleganza e la bontà possiamo solo evocarla o riprodurla. Ricercando, senza mai perderli di vista, due aspetti fondamentali: la qualità e l’emozione. Questo insieme di criteri, nel limite del possibile, deve rispondere a tutto ciò che scelgo o che faccio, un’automobile, uno Champagne, una scarpa, un orologio, un abito, un sigaro, un ristorante, una rivista. Ciascuno di questi beni racchiude un mondo, ed è in grado di appagare e svelare le sue meraviglie solo a chi abbia davvero maturato la passione, la conoscenza e la pazienza di sapere attendere e aspettare.
Attendere deriva dal latino «ad-tendere», che può essere tradotto in italiano con diverse sfumature, «tendere a», «volgere a un termine», «aspirare». È curioso e significativo come anche il termine «aspettare» per esempio in spagnolo si traduca con «esperar», richiamandoci alla memoria il fatto che aspettare in fondo significhi anche «sperare». Come molto spesso accade, la radice delle parole ci svela lunghi percorsi del pensiero umano. Di conseguenza, chiunque voglia e desideri ottenere il meglio dalla vita, qualcosa che sia bello, buono ed elegante, deve essere disposto ad attendere, deve essere capace di aspettare.



