
Quando guardo le immagini di donne di inizio secolo, quello passato, sorrido, perché sono foto tenere. Osservandole da vicino sembrano tutte lampadari stile Belle Époque. Le donne, allora, vestivano con abiti drappeggianti, con gonne plissettate, con in più 12 metri di stoffa come sottogonna; tutte strizzate, i seni esplosivi, in rigidissimi corsetti, con impalcature formato lampione sulla testa. Foto però molto intriganti, perché dietro alla facciata di dolcezza e tenerezza si intuiva la forte personalità di chi doveva battersi oltre quel corsetto, per imporsi ai rigidi schemi della società.
Analizzando le immagini, gli uomini che vedo accanto a quelle donne non erano certo meglio: paglietta, giacca corta, ghetta e canna di bambù, modello Charlie Chaplin. Questa era la situazione, agli inizi del ’900. Poi nel 1920 arrivò Lei, madame Gabrielle «Coco» Chanel, la Arbiter elegantiarum del mondo femminile (mi si perdoni il latinismo «scorretto», ma il termine rappresenta perfettamente l’idea). Coco divenne, per la donna, quello che 80 anni prima fu lord Brummell per il mondo dell’eleganza maschile. Mi ritorna alla mente la serata che ho vissuto, anni fa, al San Carlo di Napoli in occasione dei festeggiamenti per il centenario di un mito maschile, la cravatta di Marinella, dinanzi a una platea gremita di giornalisti, operatori della moda, del tessile, imprenditori, autorità. L’avvocato Giancarlo Maresca, parlando di Coco Chanel, recitò dal palcoscenico tra scroscianti applausi il suo pensiero: «Mai prima e mai dopo di Lei si sono combinate nella stessa persona il gusto infallibile, la creatività innovativa, l’iniziativa imprenditoriale, la verve comunicativa, il carattere e l’allure personale».
Come per incanto, infatti, la femminilità che si era smarrita nelle vastità statiche e soffocanti delle apparecchiature ottocentesche, sotto le forbici fatate di Coco mutò. La filosofia dell’abbigliamento femminile si alleggerisce e si concentra in una sintesi dinamica. Da allora, la donna non scopre solo le spalle, ma scopre finalmente se stessa. Le linee filanti e la verticalità del drappeggio introdotte da Madame Chanel (la prima a usare il jersey e il tweed) richiedevano un fisico diverso, senza troppe curve. Accantonate le imbottiture del passato, tra il 1922 e il 1925 le donne tornano a usare di nuovo il corsetto, questa volta per ridurre l’irruenza di seno e sedere, così da far cadere meglio le tuniche a vita bassa. Coco fu l’origine e il compimento di questa rivoluzione.



