
Perché leggere un libro? Ognuno di noi potrebbe elencare decine di validi motivi. Si può leggere per vari scopi, ma quello che conta, alla fine, è trarre dalla lettura maggiori indicazioni e benefici per capire la vita, la nostra e quella degli altri. È una grande opportunità, che ci viene offerta per poter acquisire e coltivare, in noi, il seme di una coscienza individuale. Ho imparato ad apprezzare la lettura verso i 12 anni. All’epoca ero in collegio, alla Casa Natale Pio XI: la sera in refettorio la cena si consumava in religioso silenzio, bisognava stare zitti. Solo il Rettore e uno scelto tra noi avevano il permesso di interrompere la magia del silenzio. Zitti voleva dire zitti, voleva dire non fare alcun tipo di rumore. La posate non dovevano sbattere tra loro o peggio ancora contro il vasellame. Impugnate come Dio comanda, dovevano solo sfiorare il piatto senza toccarlo, sino a raggiungere la bocca, che doveva stare rigorosamente chiusa (!). Il bicchiere andava portato alle labbra sollevando il gomito verso l’alto, versando l’acqua in bocca senza fare rumori molesti o gorgoglii vari. Tutto era molto naturale, composto; tutti eravamo consapevoli e complici: 90 gaglioffi dai 6 ai 18 anni raccolti nel silenzio della cena, potevi sentire davvero solo le mosche volare, oltre all’allievo prescelto che, ad alta voce, leggeva un libro.
Tu, nel frattempo, stavi zitto e attento, perché il giorno dopo, al di là dei classici compiti di routine, dovevi fare un riassunto e il commento della lettura della sera precedente. Un gran bell’esercizio per il corpo e per la mente. Ma il bello era quando, non punito, potevo tornare per il fine settimana a casa. Mia madre, appena mi vedeva inoperoso, a guardare fuori dalla finestra, in un tono tra il consiglio e la minaccia gentilmente mi chiedeva: «Nulla da leggere?». Oggi vivo in un modo diverso la lettura. C’è quella professionale, composta dalle oltre 500 mail che ricevo quotidianamente, più i messaggi dell’iPhone e le vecchie e care lettere di carta. Poi c’è la lettura che io definisco «di mezzo», che mi interessa come professionista e come cittadino: 5 quotidiani, 4 settimanali, quei 5/6 mensili che hanno un senso e qualche libro «forzato» da interessi contingenti. Quando sono in viaggio o all’estero la lettura passa attraverso l’iPad; è un miracoloso strumento di lavoro, che però fuori da quest’ambito non mi ha mai conquistato. Sono un uomo analogico, mi piace sentire il ticchettio del tempo che passa, il profumo della carta, mi piace toccare e sfogliare le pagine, richiudere una rivista o un libro e metterli in ordine sulla scrivania, sul comodino, nella libreria. Poi, finalmente, c’è la mia lettura, quella bella, gratificante, che ti fa star meglio con te stesso e con gli altri. Anche se spesso, per fortuna, mi allontana dagli altri, facendomi sentire fuori dal gregge.
Ecco che allora divoro pagine e pagine di giornali che trattano argomenti che mi piacciono, che mi risvegliano i sensi, arricchiscono le mie passioni. Tra queste ci sono loro, i libri. Non a caso la mia libreria è suddivisa per passioni: c’è la zona motorsport, fotografia, arte, vino, orologi, sub, tipografia, vocabolari del mondo e poi grande spazio agli uomini della storia, alla militaria, alle grandi battaglie. Adoro i libri storici, le biografie degli uomini e delle donne che hanno segnato le epoche, così come mi piacciono i romanzi storici. Sempre più spesso mi capita di ritornare su vecchi libri, che nel corso degli anni ho letto più volte e scoprire, rileggendoli, che sono cambiati; frasi e parole che anni fa avevano per me un significato, oggi ne hanno un altro. Hanno cambiato il loro senso delle cose, le loro logiche, le loro verità. Raccontano una storia bugiarda, ingannevole, che oggi andrebbe tutta rivista e riscritta.



