Mi capita spesso nei pranzi di lavoro di sentire amministratori delegati, direttori marketing e pr esprimersi in visigoto: su 100 vocaboli ne usano 50 italiani, 45 inglesi e, per sottolineare la loro posizione e status, 5 francesi. Cavolo, capisco subito chi ho dinnanzi. Dai, fate i bravi, o parlate in inglese o in francese o, meglio ancora, visto che al tavolo ci sono solo 5 poveri pirla italiani, beh, in italiano. Poi, se proprio volete fare i primi della classe, consiglio il latino o, meglio ancora, il greco.

Sarà forse perché non sopporto la moda dell’uso improprio dei termini inglesi, ma negli ultimi tempi non sopporto la parola gay. Cosa vuol dire? Sono Uomini con gusti diversi dai miei, punto e a capo. C’è chi non ama la carne e preferisce il pesce, c’è chi preferisce la montagna e detesta il mare e ci sono anche uomini che amano solo gli uomini. E allora? Ci sono sempre stati, picchi fritti loro, ognuno è libero di fare e scegliere con chi stare e donare amore. Vivi e lascia vivere. Questa è una ferrea regola di vita che mi accompagna da 64 anni. Conosco e frequento molti di loro, condividiamo l’eleganza, il pensiero politico, sociale, la cultura, la famiglia, il cibo, le auto, i cani, spesso siamo d’accordo anche sulle donne. Poi, nel privato, ognuno ha la sua vita, la sua intimità. Ognuno rispetta l’altro. Non ho mai avuto discussioni e battibecchi con loro, già dal collegio, nel mondo di giovane lavoratore, nei due anni di militare. Li ho sentiti nominare e soprannominare in varie declinazioni della lingua italica, da Milano a Roma, da Bari a Palermo.

Che fossero vicini di banco in aula, di branda in camerata e di scrivania in redazione, non ho mai avuto nulla da ridire, né contrasti o problemi di alcun genere. Eppure, c’è qualcosa che non mi torna, lo sento, lo vivo sulla mia pelle. So di essere controcorrente, non ci posso fare nulla, è la fortuna di essere un uomo libero, direttore di un giornale non omologato, quindi sentire parlare di Gender mainstreaming measures o di Sogiesc (Sexual Orientation, Gender Identity and Expression, and Sex Characteristics), m’indispone solo a leggerlo! Come posso allora stare zitto quando noto che le persone con «gusti diversi» dai miei, quelli più integralisti, esibizionisti e frustrati dalle ingiustizie del tempo, vogliono affermarsi e rivendicare il loro status? Hanno il controllo assoluto (più dell’80%) del mondo della comunicazione, del design, della moda, del marketing, delle pianificazioni pubblicitarie.