
Nella vita le cose semplici, come ben sappiamo, sono quelle più difficili da realizzare. Questa regola vale per e in tutto. Se si vuole capire il presente, non si può fare a meno di conoscere il passato. Banalità? Per nulla, sono dati di fatto, perché i problemi irrisolti, tralasciati, abbandonati e che non sono stati affrontati nei secoli dalla storia, prima o poi inevitabilmente si ripresentano. Purtroppo, e per vari motivi, più drammatici di quanto non lo fossero nel passato. Se poi si aggiungono guerre, fame, dittature, cambiamenti climatici, si può capire il perché della grande fuga che quotidianamente alimenta l’invasione dei migranti. Stiamo attraversando un momento storico, epocale, drammatico, che altera l’equilibrio e la geopolitica di una Europa già precaria e che mette in crisi il rapporto tra gli Stati e l’equilibrio internazionale.
Senza dimenticare i giochi sporchi e le scorrettezze, politiche, militari, finanziarie, perpetrate negli ultimi 30 anni dai principali Paesi che ruotano attorno al G8. E senza dimenticare il problema che si chiama Daesh/Isis: l’attacco di Parigi, l’aereo russo esploso dopo il decollo da Sharm el Sheikh (di cui nessuno parla mai…), gli attentati di Bruxelles. Fatti che testimoniano come sia in corso un attacco vero e proprio all’Europa. Detto questo, a lasciarmi basito o quantomeno con tanti dubbi sono l’impotenza e l’incapacità di reagire o di proporre alternative e soluzioni valide a questa situazione da parte delle nazioni che appartengono all’Unione Europea. Assisto a un atteggiamento qualunquistico, egoistico e ignorante che parte dai governi e arriva sino alle masse, all’opinione pubblica, un’impotenza, un tacito assenso che sta facendo riprecipitare Vecchio continente in quell’atmosfera che si respirava all’indomani del 1918… e del 1945.
Ora, quando sento parlare in televisione certi giornalisti, certi politici, che buttano in pasto alla gente il dramma dei migranti e della loro grande fuga dal continente africano, con tanta superficialità e aggressività, mi accorgo che molti la storia l’hanno letta (senza impararla) solo sui libri di scuola. La maggior parte di costoro affronta il tema con le armi della diplomazia: sono quel genere che ormai da anni definisco i «buonisti», quelli che stanno solitamente con due piedi in 24 scarpe, che appena interpellati si appellano alla par condicio, che non sanno vivere al di fuori del politically correct. Poi ci sono quelli che invocano un intervento armato su vasta scala, che spazzi via gli jihadisti dal mondo e, già che ci sono, vorrebbero pure affondare i barconi che mettono la prua verso nord. Sono i tifosi del muro, coloro che vorrebbero cominciare a erigere barriere di contenimento magari elettrificate; questa è la categoria dei «cattivi».



