
Ogni volta che vedo dei cavalli andare al passo, al trotto, al galoppo o saltare gli ostacoli, ne rimango affascinato. È sorprendente osservare la nobiltà e l’eleganza che, oggi come allora, sanno esprimere il cavallo e il cavaliere. Espressione etica ed estetica del tempo fusa al coraggio, alla bellezza, al prestigio. Unita a quella pertinenza dell’essere che appartiene solo agli uomini e alle donne capaci di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Oggi giorno una vera battaglia, un’impresa ardua in questo mondo in cui viviamo, circondati da codardi, arroganti, parvenu, che amano vivere nel cattivo gusto delle mode, dei trend, ansiosi d’apparire più che di essere.
Quando penso al cavallo, il pensiero inevitabilmente va a quei grandi fogli ingialliti degli Studi su questo splendido animale eseguiti da Leonardo da Vinci in dieci anni di meticoloso approfondimento, per realizzare la grande statua equestre con cui glorificare le gesta degli Sforza, duchi di Milano. Così come, quando penso ai cavalieri e alla cavalleria, la mente e la memoria volano sul campo di battaglia al fianco del colonnello Sandro Bettoni, comandante del Savoia Cavalleria durante la campagna di Russia. Fu lui il mattino del 24 agosto 1942, sull’infinita piana di Isbuscenskij, a scandire gli ordini: «Secondo squadrone a cavallo! A fronte avanti! Trotto!».
Facendo quindi seguire un comando secco e preciso: «Galoppo!», seguito da: «Sciabol man!». Fu allora che i 650 cavalieri, al grido «Savoia!», travolsero 2mila soldati sovietici che li avevano accerchiati, le loro mitragliatrici, i loro cannoni e carri armati. Un gesto memorabile, oggi fantascienza, che ha proiettato il Savoia Cavalleria nella leggenda e nel mito. A pochi anni dal lancio della prima atomica, fu questa l’ultima carica di cavalleria. Per correttezza, fu la penultima: l’ultima fu eseguita dai Cavalleggeri di Alessandria il 17 ottobre sempre del 1942 in Croazia, a Poloj. Finiva così, con quella carica, il romanticismo ottocentesco che incarnava il perfetto stile dell’etica cavalleresca. Uomini e ufficiali forgiati dall’alto livello degli istruttori della prestigiosa scuola di Pinerolo. Ufficiali di cavalleria e gentiluomini di straordinaria eleganza naturale, impeccabili sul campo di battaglia come al braccio delle loro signore. Perché la forma è esattamente uguale e tanto importante quanto la sostanza.



