
Stivali texani, cappelli a falde larghe, camicie a quadri. I cowboy e il mito della frontiera non hanno mai esercitato alcun fascino su di me, sebbene la cinematografia abbia fatto proprio di tutto per esaltare i protagonisti dell’epopea western, anche per opera di grandi registi italiani come Sergio Leone. No, questo stile non mi è mai appartenuto, non potrei indossare una giacca di daino con le frange modello Kit Carson neppure sotto la minaccia… di un Winchester! Se l’America ha influenzato in qualche modo il mio gusto in fatto di eleganza è piuttosto a Brooks Brothers che penso. A quell’universo di valori estetici ben rappresentato ieri come oggi da Il grande Gatsby, solo per citare un esempio. Non è un caso che 40 presidenti degli Stati Uniti su 45, da Abraham Lincoln a Obama, non abbiano potuto fare a meno di servirsi dai fratelli Brooks.
E così, in 200 anni di storia, questo marchio dell’abbigliamento made in Usa è riuscito a perpetuare tra generazioni uno stile inconfondibile, come un’eredità, e diventare parte integrante della tradizione americana al pari del tacchino e della sfilata del 4 luglio. Brooks Brothers è New York, è l’America. Al civico 346 di Madison Avenue, come nelle altre sedi, generazioni di commessi hanno servito i clienti di padre in figlio. Sono stati bravi a instaurare una confidenza e una fiducia tali da far entrare il marchio all’interno di tante singole famiglie, della famiglia americana in genere. Custodire nel proprio guardaroba un abito Brooks Brothers è divenuto per i cultori del gusto un passaggio esistenziale più che uno status symbol, uno dei modi con cui dimostrare agli altri, ma anche a se stessi, di aver raggiunto l’età adulta. Del resto, se dico camicia botton down, cravatta regimental o blazer blu (ma anche cappotto polo coat, calze argyle o bretelle a rigoni) e il mio pensiero va istantaneamente a Brooks Brothers, una ragione ci sarà. Il suo incontenibile successo fu tuttavia anche fra le cause esterne che provocarono un progressivo appannamento della sua immagine.
Non mi stupisce che poi sia stato proprio un italiano, nel 2001, a saper cogliere perfettamente lo spirito dello storico brand per connetterlo a dialogare con il presente. Sto parlando di Claudio Del Vecchio, attuale ceo: anche lui da sempre innamorato di Brooks Brothers, dopo essersi aggiudicato all’asta l’azienda, desiderandola fortemente, è riuscito a restituirle l’antico smalto, adattandola alle rinnovate esigenze della clientela, senza però tradirne le origini. Gli italiani, se vogliono, sono i numeri uno. E così, l’uso di materie prime made in Italy ha potuto aggiungere ulteriore qualità e creatività nei capi Brooks Brothers per soddisfare il gusto di uomini che non vanno in cerca dell’effimero, del glamour, ma di uno stile autentico e duraturo. Una bella sfida, vinta ritrovando i valori del passato nella contemporaneità.



