
Entrando e osservando la cabina armadio di un uomo, si può scoprire un mondo. È per antonomasia l’ambiente che ospita l’alter ego di noi maschi, è il luogo dove risiedono tutti i capi e gli accessori che, nel tempo, sono stati selezionati e scelti con cura, secondo il proprio gusto, la propria cultura e storia. Tutto rigorosamente diviso e riposto ordinatamente in scaffali, pomi, grucce (mi raccomando, tutte uguali e della stessa taglia del capo che sorreggono!), scatole e cassetti. Una specie di seconda casa, abitata da un altro sé, una sorta di vita parallela. Quando ti soffermi a osservarla, ti rendi conto, senza mentire a te stesso, di chi veramente sei. Rivedi in un colpo d’occhio il tuo presente, il tuo passato, la tua storia, le tue radici.
Se poi cominci a tirare verso di te i cassetti, entri dentro il tuo io. Apri e vedi le tue mutande e le tue calze perfettamente allineate e coperte, ne apri un altro e ritrovi i tuoi vecchi occhiali, quelli che adori e gli ultimi, quelli con la montatura nera che metti solo quando indossi lo smoking. Per non parlare di quel piccolo cassetto, nascosto, con i sei orologi selezionati (gli altri li tieni segregati in banca) che ruotano attorno al tempo, nelle varie occasioni: due sportivi con bracciale, due sub sempre pronti a partire e due eleganti per la sera, con il cinturino rigorosamente nero. E poi, e poi c’è il cassetto, quello piccolo, là in fondo all’armadio, quello degli «scheletri». Il mio, vi confesso, è veramente piccolo piccolo, ci sta a malapena una fede, rispetto a molti grandi uomini, che per nascondere tutti gli scheletri avrebbero bisogno di un guardaroba intero! Lasciamo perdere, meglio chiudere le ante e andare oltre.



