Per natura sono un appassionato osservatore. Quando cammino, al pari di quando guido, mi piace osservare e condividere con chi mi è accanto tutto quello che vedo e percepisco. Per esempio, in uno degli ultimi fine settimana, tornando da Venezia e andando dunque da est verso ovest, ero come sempre affascinato dal piacere che provavo nel guidare verso il tramonto. Ogni volta mi torna in mente (e dentro di me la canticchio) la canzone dei vecchi Nomadi: «Io sto guidando verso il sole, dove vado non so, scivola la strada e scompare dietro me… guardo i fili del telefono… vorrei telefonare a te…». Fantastico, che io sia a Monterey, a Mosca o, appunto, sulla Milano-Venezia, parte la Franz compilation delle mie canzoni e musiche preferite. È sempre una bella esperienza, i riflessi, le luci, le colline, gli alberi, i ponti, le chiese, persino le auto brutte nell’ombra e in controluce assumono la loro bella dignità. Se chiudo gli occhi, mi rivedo anche ora come fossi un soggetto inserito in una nobile tela del ’500. Quello che invece non sopporto più e, anzi, più passa il tempo e più faccio fatica ad accettare e condividere nella mia vita, è il mio essere in questo genere di società.

Ma qualche volta vi fermate e vi guardate attorno? La società del rumore, dei selfie, dei parvenu, degli arricchiti (ancora per poco), di quelli che vivono perennemente in tuta e scarpe da ginnastica, dei mediocri e dell’imperante tuttologia populista da bar (che 40 anni fa, proprio al bar, era anche divertente) ha preso il sopravvento su quella del silenzio, dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto. Risultato? Un degrado totale: è una società del frastuono, dove tutto si vede, si sente e si sa, dove tutto è dovuto, dove nessuno sa e si ricorda nulla, dove per, e in nome della libertà, tutto si deve avere, tutto si può dire e tutto si può fare. Più vedo, leggo e osservo, e più mi sento lontano da questo Paese, diventato ai miei occhi irriconoscibile. Alla base di tutto c’è la grande «mala-educazione», l’ignoranza, ma soprattutto l’assenza totale degli insegnamenti dei valori da parte della famiglia. A farne le spese, prima di tutti, i figli.

La lacuna, anzi la voragine, sta proprio lì, nella famiglia, nelle madri (evito commenti fuori tema poiché mi servirebbero più pagine) e soprattutto nei padri. Uomini-ombra, invisibili, che hanno perso di vista il vero obiettivo, ossia la responsabilità di essere genitore, il dovere d’insegnare, di educare i figli con i no e con gli esempi di vita. Senza dimenticare la scuola, il liceo, ma queste eventuali e importanti responsabilità vengono dopo, molto dopo, dai 6 ai 16 anni. Anche se stanno facendo di tutto per andare contro natura, piaccia o non piaccia, i figli sono come una piantina che cresce e va corretta sin da piccola, quando spunta, altrimenti si sviluppa storta, deforme. C’è un passaggio significativo del libro di Friedrich Nietzsche Così parlò Zarathustra: «Al di sopra devi costruire. Ma ancor prima tu stesso devi essere costruito tetragono nel corpo e nell’anima. Non soltanto devi procrearti, ma creare più in alto di te! A ciò ti aiuti il giardino del matrimonio!».