Il 25 dicembre è il giorno di Natale. Piaccia o non piaccia, è per noi, e per me, la festa dei valori della nostra cultura, quella occidentale, o almeno dovrebbe esserlo. Se non che, negli ultimi decenni, ci siamo persi il significato di questa festa tra le paludi e le nebbie del politicamente corretto, della par condicio e del consumismo sfrenato. E così presepi, angioletti, buoi e asinelli, per non parlare della statuetta di Gesù Bambino, sono stati estromessi dalle scuole e dalle piazze cittadine: simboli cristiani che potrebbero infastidire, guai turbare le coscienze, sarebbe estremamente politically uncorrect, non sarebbero garantite le pari opportunità. Fenomeni (beceri) dell’evoluzione, virus complessi, pericolosi, sono una sorta di cocktail di batteri che uniscono la menzogna, l’ipocrisia, la codardia, la bugia. Virus sempre più dilaganti, che ormai hanno contagiato la nostra società, distruggendo in un ventennio la civiltà conquistata in duemila anni di storia. Ma guardatevi attorno: dove sono i presepi e le immagini del bambinello? Ormai molti non sanno più nemmeno cosa sia.

Ha vinto Santa Claus. Per strada vedi solo delle grandi e sbarluccicanti palle colorate, alberi adornati in modo improbabile, renne, bandiere di pace e tanti segni di buon anno, di buona fortuna. Regali, poi regali e solamente regali? Dove ci siamo persi il Natale? Cosa è rimasto del Natale, della nostra cultura, della nostra storia? Che il 25 dicembre fosse la data della nascita di Gesù fu stabilito dal calendario romano nel 335 d.C. La data fu calcolata rispetto ai nove mesi dall’Annunciazione (25 marzo), e la data della Natività avrebbe da quel dì in poi sostituito l’antica festa del sole, festa pagana, che viene così assorbita dalla cultura cristiana e ricompresa nei suoi valori. La festa del sole, festa della luce, era già di per sé un inno alla vita. La vita che nasce, per eccellenza, non poteva che essere simboleggiata da quella del Bambin Gesù.

Chiedo perdono per la digressione, ma credo che guardare alla storia sia fondamentale per capire il nostro presente. Per comprendere come quelle che oggi sembrano ormai tradizioni superate, quasi superstizioni, in realtà sono la linfa cui attingono le nostre radici. Sono il fondamento di quel che siamo oggi. Ecco perché il 25 dicembre è e resta il fulcro della nostra cultura («Festus Natalis Dies»), della nostra storia, depositato ormai da millenni nel profondo del nostro cuore, della nostra memoria, nel nostro Dna. Ancora oggi a Roma, sui muri delle catacombe di Domitilla si può osservare un dipinto di una Madonna che ha appena partorito e tiene il Bambino tra le braccia, con a fianco un profeta che indica una stella.