Se l’abito è prosa e la scarpa poesia, la cravatta è di rigore la musica. Consente all’uomo di andare oltre, di uscire dalle maglie dei canoni tradizionali dell’eleganza e di potersi concedere qualche divagazione sul tema colore. Sì, perché la cravatta è il miglior specchio del tuo io. Perché lo specchio non mente mai, riflette sempre ciò che realmente sei, e come stai. Almeno a lui, non puoi mentire. Molti, però, non hanno specchi grandi in casa e se ce li hanno, spesso sono di legno. La cravatta non ha nessuna funzione pratica, è vero, ma è da sempre uno strumento con cui ci riveliamo ai simili, e anche alle donne.

Avete mai notato che quando si parla di cravatte la conversazione diventa immediatamente più vivace? Perché in quei momenti entriamo nel territorio della leggerezza, dell’improvvisazione, dell’osare maschile! Parole che hanno ovviamente significati diversi, per uomini diversi. Il limite verso il quale ci si spinge è un fatto squisitamente individuale, culturale. Perché s’è vero che da una giacca pretendo che mi stia bene, da una cravatta pretendo che mi faccia sentire bene. Una cravatta colorata, di buona drapperia e costruzione, con un bel nodo stretto, stretto per bene al collo, è per me ogni giorno sinonimo di felicità, di sentirmi bene, di iniziare la giornata con buonumore. La cravatta la porto almeno 300 giorni all’anno, nella cabina armadio ne ho oltre 600. Le più vissute hanno più di 45 anni, sono delle bellissime e consunte regimental della Diva. Vale la pena riaprire il cassetto dei ricordi e capire il perché.

Erano gli ultimi anni 60, avevo 15 anni, già lavoravo e studiavo. La vita la passavo in tipolitografia. La sera, prima di avviarmi a scuola, dovevo lavare la macchina da stampa, i rulli di macinazione, quelli di inchiostrazione e quelli di umidificazione e pressione, con il risultato che puzzavo di benzina e petrolio lontano un chilometro, oltre che avere le mani conciate da buttare via. Non potevo certo andare in filovia, in tram ridotto così. Tantomeno presentarmi in classe. Quindi, molto rapidamente via la vestaglia nera, doccia, mani strofinate con la pasta lavamani e a bagno nella candeggina per qualche minuto, poi spazzolino per pulire accuratamente le unghie, una bella pettinata con relativa riga, una cravatta regimental al collo, la solita giacca blu e via verso la fermata della filovia.