
Sin da bambino ho avuto una forte attrazione e passione per tutto quello che si muove rapidamente sulla terra, in mare o nel cielo, da un kart a una F1, da un caccia militare a un Mas, poco importa, tutto mi appassiona allo stesso modo, soprattutto l’aspetto tecnologico, sociale e umano che quel tal mezzo rappresenta. Un motore, un telaio, un’elica, una pala creati dalla capacità e dall’esperienza dell’uomo che fa, che sa fare, che sa unire e fondere sapientemente, coniugando mente, mano e materia.
Agli inizi degli anni 70 compravo dall’Inghilterra (anche senza Internet) un interessantissimo giornale di modellismo, Scale Models. In ogni numero c’erano le analisi e le storie complete sulla militaria: aerei, carri armati, motosiluranti, soldatini, camion, moto, navi, cannoni, di tutte le epoche, di tutto il mondo, molti della Seconda guerra mondiale, tecnologia pura, sino ad arrivare alle più recenti F1. Che servizi esaustivi, c’era proprio tutto sulla storia del modello che presentavano, del perché del progetto, di chi lo aveva realizzato, con foto evocative e di repertorio, degli uomini che avevano condotto quel modello in battaglia così come in pista, e alla fine c’era sempre il disegno tecnico in scala 1:28. In quegli anni lavoravo in tipolitografia e la sera studiavo grafica; fu così che, leggendo quelle riviste, desiderai di unire mente e mani con la materia che usavo tutti i giorni: la carta. Portai a casa cartoncini da 300 grammi, Vinavil, Cyanolit, cutter, squadre, righelli, matite (2H), gomme, Rapidograph 0,1 e 0,2, tutti gli attrezzi del mestiere che usavo a scuola. Cominciai a riportare su carta bianca i disegni che mi affascinavano di Scale Models, proiettando le quote in assonometria cavaliera di una Brabham BT34, vettura di F1 progettata e realizzata da Ron Tournac, il socio di Jack Brabham, per Graham Hill nel Mondiale del ’72: fu l’unico esemplare costruito.
Risultato? Un alto esercizio di cartotecnica che, sviluppato su un piano orizzontale, con tagli e semitagli, alette e trapezi, creava la macchina. Ci riuscii! Finita quella, feci la BT44, progettata dal genio sudafricano Gordon Murray, che i due Carlos sudamericani, Reutemann e Pace, portarono in gara nel Mondiale 1974. Anche il motore, l’8 cilindri Cosworth, così come le gomme, i cerchi, il cupolone di aspirazione, il telaio, era di carta e colla. Bellissime tutte e due, ripassate con lo stucco francese e dipinte con le livree dell’epoca d’oro delle competizioni, quando le corse e i piloti erano veri.



