Progettare, creare e realizzare un giornale periodico è cosa ben differente e diversa dal dirigerlo. Può sembrare uguale ma è diverso, molto diverso. Se poi ne sei anche l’editore, beh, allora l’impresa diventa veramente impegnativa, ardua e complicata. Anzi, diciamo pure che devi essere un pazzo masochista. Soprattutto se non hai contatti, conoscenze e «amici» nel mondo dell’alta finanza, della politica e del sistema bancario. È un mondo inversamente proporzionale, più contatti hai e meno problemi avrai. Non è un caso se proprio negli ultimi tempi abbiamo assistito a veri e propri scempi di quotazioni di aziende senza capo né coda, di aggregazioni e di pastrocchi editoriali improbabili. Sarà per i miliardi immessi sul mercato finanziario dai Pir, i Piani individuali di risparmio, risorse ideate per sostenere (giustamente) lo sviluppo di piccole e medie imprese sane, fondi che invece circolano come ufo nello spazio e non si sa bene dove siano destinati ad atterrare. Sarà per l’Aim, per Borsa Italiana, per la Consob… certo sarà, ma non ci capisco più nulla, anzi, per la verità lo capisco perfettamente! Come dicono qui a Milano: tiremm innanz.

Come dicevo, non basta essere un bravo inviato o un bravo giornalista scrivente: per fare questo mestiere, oggi più che mai, devi essere un professionista completo, devi saper gestire la mente, la mano e la materia con grande pertinenza. Devi saper vedere, capire e interpretare la vita a 360°. Devi vedere e dare retta a tutto e tutti. Devi sapere, saper fare e saper far sapere cosa vuoi comunicare e a chi. Escludo da questo mio pensiero i quotidiani, giornali e imprese editoriali che agiscono con logiche simili ma diverse, diverse ma spesso simili. Devi, alla fine dei conti, essere un architetto, un designer del giornale e più in generale della comunicazione. Se penso a Direttori che hanno creato e diretto periodici di grande eccellenza per linguaggio, grafica e immagine come Amica, Vogue, Donna, Mondo Uomo, Annabella, Moda, King, La Voce, Salve, Sette, Max, Vanity Fair, Myster, Playboy, Epoca, Airone, AD, BellItalia, non posso prescindere dal citare veri e propri artisti come Flavio Lucchini, Vittorio Corona, Paolo Pietroni ed Ettore Mocchetti. Tutti professionisti usciti da una scuola etica ed estetica che sapevano e sanno fondere le idee, il linguaggio della cultura e della parola con quello grafico e dell’immagine. Veri Art Director, costruttori di giornali.

È a questo tipo di professionisti, al loro stile di lavoro e di pensiero, che guardo ogni giorno quando penso, immagino, ragiono su un servizio, o su un numero di un mio giornale. Nasce un’idea e subito nella mia testa diventa uno spazio bianco che via via si popola di ingombri, di «pesi», le fotografie, un segno grafico, il titolo, l’assonometria delle colonne di testo… è una magia che ogni volta mi incanta, mi diverte e mi appassiona, da più di quarant’anni ormai è sempre identica, non mi stufa proprio mai, anzi. Poi quell’idea, potrei dire quella visione, chiama la mia mano ad agire. Un foglio bianco, oppure un notes, un quaderno, e soprattutto una matita, ben appuntita, oppure il mio fedele Stabilo OHPen Universal, punta fine e tratto deciso.