
Come ben sappiamo, uno dei punti focali dell’eleganza maschile è il corretto equilibrio e la giusta armonia che esiste, c’è e sta, tra l’orlo di un pantalone, la calza e la scarpa. Sempre e comunque nel rispetto dei tempi, dei luoghi, delle condizioni, delle occasioni sociali, del singolo giorno, per ogni singolo soggetto. Nel rispetto di se stessi, della pertinenza dell’essere, tralasciando quella dell’apparire.
L’apparire, così come l’autostima, sono infatti i modi più efficaci che l’uomo utilizza per entrare in contatto con gli altri, per farsi vedere, notare. Nulla di nuovo sotto il sole: è la funzione della moda e delle mode dare una forma sociale più o meno condivisa, per emulazione o per opposizione, alla rappresentazione di sé. Così come spesso accade, anziché trovare accorgimenti e dettagli che ci rendano unici, ci affanniamo a rincorrere quegli elementi che ci rendono tutti simili, e i modi di abbigliarsi diventano così scontati, ma «di moda». Per la maggior parte delle persone è un processo naturale, perché le persone psicologicamente tendono seguire e uniformarsi, sia nel modo di esprimersi, di essere, di comportarsi, sia nel vestire, alle persone considerate di «rango superiore», quelli catalogati oggigiorno come vip. Un tempo, nemmeno tanto lontano, 15, 20 anni fa, gli esempi erano le classi di raffinata cultura, i nobili, i grandi attori internazionali, gli imprenditori e manager di fama internazionale. Si tratta di un mondo superato. E, anzi, oggi le cosiddette Very Important People sono nella quasi totalità dei casi le meno indicate a porsi come riferimento per l’uomo Arbiter.
Guardatevi intorno, accendete il televisore, sfogliate un rotocalco e vedrete questi supposti maestri di eleganza: attori, calciatori e cantanti. Non ci siamo. Come dimostra il fatto che noi i nostri riferimenti di stile ce li andiamo a cercare ogni mese fuori dal caravanserraglio dei famosi, e li troviamo tra i professionisti: avvocati, medici, professori, manager, giovani e meno giovani. Gente comune, ma che ha fatto della ricerca e della qualità, anche nell’abbigliarsi, una passione, con cultura e sensibilità. Ecco chi sono i nostri modelli. Persone come noi, ed è naturale che sia così. La componente psicologica, nel delicato equilibrio tra l’apparire e l’essere, va infatti unita a quella psichica, che si innesca nell’uomo nel momento del vestirsi, perché è un atto che fa scattare il meccanismo della competitività, sia sociale sia sessuale. Il fatto è che è cambiato l’uomo. Tutti i giorni mi rado la barba (con pennello e una o cinque lame) così come tutti i giorni riservo attenzioni alla camicia, al gemello, alla cravatta, alla giacca, all’orologio, al pantalone, alla calza (sempre e solo per la vita, blu!) e alla scarpa.



