
Le carte geografiche raccontano e spiegano come il mondo sia cambiato nei millenni, nei secoli. Ma mi affascinano soprattutto perché raccontano anche come sia cambiata la visione del mondo. Ogni mappa è un’enciclopedia di sapere. Mi hanno sempre conquistato, per anni sono state fonte di sana ispirazione, di creatività e di immensa fantasia. Nella mia libreria, accanto a vecchi e nuovi libri geografici e geopolitici, conservo tante carte nautiche a ricordo e testimonianza delle immersioni compiute nei mari del mondo: dall’amato Mare Nostrum al Mar Rosso, dai Caraibi alle insenature della costa a nord di Vancouver, dai mari delle Maldive, frequentati per trent’anni, a Mauritius, dalle Seychelles sino all’Oman. Un libro a me caro e che conservo con cura è un vecchio Atlante Geografico Metodico dell’Istituto Geografico De Agostini, curato dal professor Luigi Visintin. Lo conosco a memoria, pagina dopo pagina, cartina dopo cartina. Per molti anni quell’Atlante fu il mio luogo di evasione, il mio iPhone, il mio computer, il mio iPad. Era il mio grande lusso. Mi fu regalato da mia madre nel 1960 per il mio primo giorno di scuola. Questa mattina, dopo tanti anni, l’ho aperto. Sulla prima pagina vi è scritto di pugno da mia madre: Botré Francesco Classe IB. Scorrendo le pagine, ho la piacevole sensazione di ritrovare e tornare a giocare con un vecchio compagno di scuola.
Quando lo sfogliavo mi soffermavo a guardare e leggere le foto, le cartine, gli elementi di astronomia, la climatologia, la tettonica terreste, la visione del planisfero, le razze, i popoli e le loro lingue, l’Italia e le sue Regioni, l’Europa e le sue nazioni, l’Asia, l’Africa, le Americhe, l’Australia, le terre polari. L’ho sfogliato migliaia di volte, fermandomi su ogni cartina, su ogni foto, su ogni spiegazione, così per anni e anni. Ogni lettura un viaggio; anzi, pensandoci, fu proprio da quel momento che iniziai a viaggiare. Dal nord al sud, dall’est all’ovest, nei deserti o tra i ghiacci, ogni pagina era per me una bellissima fiaba. Ero un fantasioso esploratore dell’Ottocento, sempre pronto a partire per nuove avventure, con la sana fame di conoscere, vedere, sapere, vivere. In otto anni ho fatto il giro del mondo senza spendere una lira! E ho imparato che spesso, nella vita, immaginare vale più di sapere. Non ho mai vissuto le carte geografiche come strumenti della scienza, piuttosto le ho sempre percepite come mappe collegate ai massimi sistemi del potere, dell’autorità e alla creatività legata all’evoluzione dei tempi. Basta rileggere, dopo 58 anni, il vecchio Atlante per capire come le mappe siano cambiate, come continuino a modificarsi. Così come sono cambiati i confini, le nazioni, i poteri, le popolazioni, le loro culture. Un libro che conservo sulla mia libreria, molto più recente del vecchio Atlante, è del 2013 e vi consiglio di leggerlo. Si intitola La storia del mondo in dodici mappe e l’ha scritto Jerry Brotton (edito da Feltrinelli).
Interessante seguire il cambiamento della percezione del globo attraverso i secoli, la storia dell’uomo, la tecnologia, le guerre. Fa riflettere su una cosa: quello che non cambia mai è questa Italia! Mi sorprende, infastidisce, delude questa mancanza del senso dello Stato, della Patria. Una nazione che ha compiuto 150 anni dalla sua costituzione e che non ha ancora capito niente di niente. Questa incomprensibile voragine o mancanza si traduce in comportamenti privi del minimo senso del rispetto per le regole e per le persone, dalle questioni più piccole a quelle più grandi e importanti. Non passa giorno senza che nei miei va e vieni milanesi svoltando in via Saffi o in via Zenale, così come in via Leopardi o in via Francesco Ferrucci, manchi l’occasione e l’appuntamento con il destino di trovarmi sdraiato sul cofano il solito (o la solita) imbecille di turno. Che sbattendosene l’anima delle regole, di tutto e tutti, percorre con la sua bicicletta o motorino la via in controsenso. E attenzione, guai rimarcare l’infrazione o il pericolo: ben che vada ti prendi un sano vaffa. La mia tentazione sarebbe quella di fare retromarcia e fare come fanno Aldo, Giovanni e Giacomo: pfrrt, e poi ancora pfrrt.



