Questa terza edizione di Milano Su Misura e del Trofeo Arbiter è stata buona, o quasi buona. Uso l’aggettivo perché da perfezionista cerco sempre di andare oltre, conscio che sia il «limite» della mia vita. È un problema con cui ho dovuto sempre confrontarmi, grazie a una ferrea disciplina pretesa da me stesso e dagli altri. Perché un’imperfezione, una mancanza, una distrazione o un difetto li interpreto sempre come negativi. Immanuel Kant a parte, molte sono state anche le soddisfazioni. La prima è la costruttiva e intensa collaborazione nata con Regione Lombardia, grazie all’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, che ha letteralmente affascinato sarti e artigiani con le sue riflessioni, e all’assessore all’Autonomia e Cultura Stefano Bruno Galli, tornato brillantemente in cattedra dopo tanti anni. Meno brillante, distaccato e come sempre per certi versi maleducato è stato il comportamento del Comune di Milano. Tutti sapevano ma nessuno interveniva o, meglio, la mano destra non sapeva cosa faceva la sinistra, e viceversa. Tutto è maledettamente complicato, in salita, giorni di telefonate, e-mail, chiedetelo a Enzo Rizzo, il mio vice: da farci un libro! Dalla richiesta del patrocinio a quella di poter esporre, dinanzi al luogo dell’evento e per la prima volta a Milano, la nuova Bmw i7, vettura che sarà messa in commercio a partire da dicembre, totalmente elettrica! Ho fatto il diavolo a quattro per cercare di averla dalla Casa bavarese. Pensavo di offrire qualcosa in più alla città, di gratificare i milanesi, i lettori di Arbiter che avrebbero potuto vedere in anteprima il progetto della nuova ammiraglia elettrificata. Anche perché proprio in quei giorni in città, sui giornali, in televisione, si parlava solo di Area A, B, C, di mobilità, di auto Euro 2, 4, di elettrico, di ibrido, di sostenibilità, di CO2; quindi aveva anche un senso (pensavo) esporre per primi a Milano la nuova i7, avrebbe potuto essere un «lancio/gancio» per riprendere e approfondire certi argomenti (discussi poi al convegno di venerdì 14 ottobre), invece… invece no! Ammetto che avevamo inoltrato la domanda in ritardo, anche perché a luglio non avevo ancora la certezza matematica di poterla avere a Milano, ad agosto era tutto chiuso e fermo, quindi dovevamo aspettare per forza settembre prima di muoverci. Detto questo, grazie alla caparbietà di Anna Maria Calegari, riusciamo a passare le forche caudine dell’Ufficio pubblicità del Comune e, dopo un accurato sopralluogo, anche quelle dei vigili. Sembrava ormai fatta. Nel frattempo in Bmw gli architetti progettavano come posizionare la vettura. Tutti pronti, operativi per arrivare al fine. Invece il Comune blocca la pratica e non dà il consenso: «In quanto caratterizzata da esclusiva, o comunque prevalente, finalità promozionale. Tale orientamento è stato ribadito più volte dagli assessori durante le sedute del Comitato nel corso degli ultimi mesi». Ne prendo atto, mi rendo conto che queste persone vivono su un pianeta diverso dal mio, avrei voglia di dire cosa penso di loro ma non posso permettermi di perdere altro tempo: tra pochi giorni si inaugura per la terza volta Milano Su Misura. Decine di sarti e artigiani arriveranno da Belluno, Napoli, Berlino, Palermo, Parigi, Roma, Londra, Voghera, Milano, Torino, Catania e da molte altre città per partecipare ai convegni, al Trofeo Arbiter, alla cena di gala, occuperanno alberghi, ristoranti di questa bella città, peccato che in tre anni nessuno del Comune, dal sindaco agli assessori, sia mai intervenuto per un primo saluto. A casa mia la chiamiamo maleducazione. Ha salvato le apparenze l’assessore alla Cultura Alessia Cappello, che conoscendo bene Arbiter è intervenuta, privatamente, alla premiazione e alla cena di gala. La seconda soddisfazione è che finalmente dopo tre anni ho visto con immenso piacere la spontanea complicità sbocciata tra i sarti e gli artigiani partecipanti, persone che parlano lo stesso linguaggio. Poco importa che facciano abiti o gemelli, scarpe o cravatte, calze o Gin, quello che conta è che condividano il modo d’essere, di lavorare, che realizzino oggetti unici, con etica ed estetica, che donino felicità a chi li sceglie e li acquista. Bello scrutare il rapporto tra Iuvenes e Magistri. Tre generazioni a confronto, dai 25 anni di Leonardo Maltese agli 88 di Luigi Fant, che dopo 11 Festival della Moda di Sanremo è alla sua terza edizione del Trofeo Arbiter, simbolo ed esempio di passione, professionalità da raccontare, far conoscere e trasmettere ai giovani e non solo. Grande soddisfazione vederli discutere, confrontarsi, collaborare scambiandosi con educazione e gentilezza pareri e idee. Proprio l’educazione e la gentilezza sono stati i valori percepiti e trainanti dell’evento. Valori semplici, insegnatimi in famiglia, in collegio, a militare, dalla vita. Valori che ho sempre cercato di non trascurare e che ogni volta che li scorgo, soprattutto in posti inaspettati, mi colpiscono. La loro presenza è sufficiente a illuminare e profumare ogni contesto, ogni ambiente, ogni persona. Come asserisce il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij, «La bellezza salverà il mondo». Frase ormai inflazionata, che in verità nel romanzo è posta in forma interrogativa. Può essere, ma la vedo una missione lunga. Concordo con l’amico Giancarlo Maresca che forse sia meglio puntare tutto sulla gentilezza. Quando gli chiedo «sì, Giancarlo, ma quanta ce ne vuole e vorrà per compiere una simile impresa?», la sua risposta pacata e partenopea è sempre la stessa: «Poca Franz, ne basta anche poca». La passione, l’amore, il gusto, quand’anche si dirigano verso gli obiettivi più diversi, convergono però nel celebrare nel modo più naturale la vita e i suoi piaceri, fine di Arbiter sin dalla sua rifondazione. La due giorni milanese ha evidenziato la concreta associazione che lega i valori del passato alla contemporaneità. Un tourbillon su cui hanno ruotato per 48 ore tutte le iniziative previste, dai convegni alle cene, dalla sfilata alla premiazione. Partendo dal luogo della manifestazione, Palazzo Giureconsulti, il palazzo del Collegio dei Nobili Dottori. Quattrocento anni di storia, punto di riferimento della vita sociale, economica e culturale di Milano. Quando a fine giugno entrai e vidi il contrasto che esprimeva il design del sofisticato, tecnologico ed essenziale lampadario Totem inserito perfettamente nello spazio della scalinata progettata nel 1654 da Vincenzo Seregni, capii subito che quel palazzo era la scelta giusta, così come il significato che dovevo attribuire quest’anno all’evento: i valori del passato nella contemporaneità. Avevo visto giusto, o quasi… Historia magistra vitae.