
Quello che intriga particolarmente della biografia umana e artistica di Michelangelo Pistoletto e della fiammante mostra Padre e figlio ora in programma a Biella è l’intreccio di storie familiari che accompagna l’evoluzione della sua esistenza e della sua stessa arte. Un vero e proprio dialogo intergenerazionale, dove il fatto che alcuni interlocutori non appartengano ormai più alla cerchia di noi vivi sembra quasi diventare un dettaglio trascurabile.

Potenza taumaturgica dell’arte, come già intuirono i Greci con il mito di Orfeo ed Euridice. Il primo e più importante dialogo è, per l’appunto, quello tra Michelangelo Pistoletto e il padre Ettore Pistoletto Olivero, tema che peraltro ha ispirato la cover story di Arbiter 191 con un’opera realizzata appositamente da Pistoletto figlio. Quest’ultimo è esponente di spicco dell’arte moderna («anzi, postmoderna», chiosa egli stesso); il genitore era al contrario saldamente ancorato al realismo ottocentesco dei grandi pittori piemontesi Grosso e Delleani, la cui lezione riecheggia negli importanti cicli dedicati a L’Arte della Lana e alla costruzione della Panoramica Zegna, commissionati a Ettore P. Olivero dallo stesso Ermenegildo Zegna a partire dalla fine degli anni 20. Lo spartiacque tra queste due concezioni antitetiche dell’arte non risiede tuttavia secondo Pistoletto figlio né nei dati anagrafici né tantomeno nelle scoperte relative all’inconscio o nelle conquiste della coscienza di classe: «L’arte moderna nasce dalla crisi provocata in essa dalla fotografia», afferma sicuro di sé, «che ha avuto il merito di emancipare dalla manualità del gesto artistico, permettendo di concentrarsi sulla libera espressione di se stessi».

Un percorso, questo, che ha portato Pistoletto allo studio della propria immagine, quindi dell’autoritratto, che egli ha ritenuto di poter scandagliare nella maniera più obiettiva ed efficace sostituendo ai pigmenti tradizionali le lamiere inossidabili lucidate a specchio, sulle quali il soggetto osservante è invitato a riflettersi. Del tutto pleonastico sottolineare quanto un approccio simile sia debitore nei confronti della fotografia, che nell’arte di Pistoletto è pressoché onnipresente.


