
Ci sono diversi modi con cui un uomo entra nella storia e si conquista un pezzetto di eternità: uno di questi si ripete ogni mattina da 60 anni quando il signor Francesco Liberto, alle otto e mezza, alza la saracinesca della sua bottega fronte mare a Cefalù. Una bottega che accoglie appassionati e piloti da corsa di gare classiche come delle varie formule, che entrano per farsi realizzare una scarpa su misura firmata Ciccio, il re delle calzature nate per chi ha il piede pesante in pista, modelli che hanno vissuto la storia dell’automobilismo sportivo e rimandano alle gesta e al manico di assi del volante che da queste parti della Sicilia sono associate indissolubilmente alla Targa Florio e ai suoi 72 chilometri di strade strette e tortuose, i dossi e le oltre 10mila curve che avvolgono e rendono affascinanti le Madonie. Una celebre gara che è tutto per Ciccio, nome d’arte di Liberto, legato a un saper fare che corre sul filo dei 300 all’ora, frutto dell’incontro, un po’ cercato e un po’ dovuto al fato, tra un pilota nobile nel ceto e nell’animo come Ignazio Giunti e un «nipote della fame» come lui si definiva a quei tempi, giovane calzolaio avviato all’ars sutoria a sei anni dallo zio che praticava il mestiere nello splendido borgo palermitano affacciato sul mare e che sino a quel momento si era ritagliato una discreta fama realizzando a mano sandali per le ospiti francesi del vicino Club Mediterranée e qualche modello da uomo.



