Lusso: argomento ostico, complicato e dalle varie interpretazioni e significati, vero, ma meno complicato di quanto possa apparire e sembrare.

Partiamo da un punto fisso, un fulcro nello spazio su cui esercitare la varie leve: non si può parlare di lusso senza parlare di cultura. Regola universale che vale per tutti: chi crea, chi fa, chi propone e chi compra! È ben visibile e sotto gli occhi di tutti osservare e constatare come negli ultimi decenni, il lusso sia cambiato, in certi casi modificato, degenerato, involgarito, tutto in funzione dei consumi di massa, dei fatturati, della marginalità esasperata, ingiustificata da richieste di produzione sproporzionate da parte dei manager di nuova generazione che guardano i numeri, i bilanci, ma nulla sanno di come si creano e si formano quei numeri. Geni della matematica economica, ingegneri e professori dell’alta finanza che ignorano però la materia di pertinenza. Proporre e portare bellezza e cultura nel mondo significa non trasgredire mai sulla forma: la sciatteria, l’imprecisione, la povertà lessicale, l’ignoranza, non hanno nulla da spartire con la produzione e con il godimento, consapevole, del lusso. Perché la forma è sostanza che si esprime attraverso l’autenticità, la ricerca, la cura, la competenza, la trasparenza e il coraggio di un’affermazione di bellezza che sia audace, autoriale e che aumenti le nostre conoscenze, che permetta di sognare meglio. Consapevoli che la vita, alla fine, è un fantastico sogno, ma che è anche progetto, passione e perizia, necessari per essere autori consapevoli di una bellezza durevole nel tempo. Nei 45 anni di professione ho avuto dei grandi docenti con cui poter disquisire e confrontarmi nel tempo sulle verità del sostantivo maschile a noi tanto caro. 

Come non ricordare le riunioni, le discussioni, le collaborazioni per oltre vent’anni con Franco Cologni e Olga Berluti. Così come le visite, le cene, i pranzi, con gli amici Agostino Roppolo, Gino Macaluso, Francesca di Carrobio, Franco Ziviani, Gian Riccardo Marini. Per non parlare dei confronti sui dettagli che contraddistinguono un prodotto di lusso, dinanzi a una coppa di Champagne, piuttosto che in un capanno da caccia con l’esigente e perfezionista della qualità, l’amico Stefano Ricci. Come non ricordare gli speciali, emozionanti ed esperienziali lunghi fine settimana trascorsi in Francia e in Egitto, a parlare della magia dei colori dei dipinti in acquerello, del Nilo, dei profumi del Mediterraneo, di che cosa s’intende per qualità con Jean-Louis Dumas e Guillaume de Seynes. La bellissima serata a Parigi in avenue Montagne 22 nell’ufficio di Bernard Arnault per la consegna dell’onorificenza di Cavaliere della Legione d’Onore alla «Papessa della Scarpa» Madame Olga Berluti, scambiando opinioni su come stava cambiando il mondo del lusso con Bertrand Stalla-Bourdillon, Thierry Maman, e l’evoluzione sul mondo del vino con Pierre Godé, un personaggio unico, vero, un grande onore averlo conosciuto. Così come fantastica è la storia che in tempi e modi diversi mi ha in qualche modo avvicinato a Johann Rupert. Fu l’amico Monty Shadow a presentarmelo a una cena, ma fu Cologni a introdurmi a corte. 

Franco è per il sottoscritto uno zio, non di famiglia ma acquisito per affinità, cultura, passione per il bello e il ben fatto. Per anni ha collaborato con la sua rubrica Arbiter, poi, nel giugno 2010, insieme abbiamo creato Mestieri d’Arte e Design, un trimestrale allegato a Monsieur, un manifesto che raccontava che cosa volesse dire e che cosa fosse il lusso. Il giornale era interessante, ma parlava solo la nostra amata lingua. Capimmo che dovevamo andare oltre, parlare al mondo cercando di coinvolgere nel progetto personaggi internazionali, filantropi e mecenati che amavano il bello delle cose ben fatte. Gli venne così l’idea di andare oltre, di coinvolgere nel progetto Mr. Rupert. Il trimestrale, da me diretto con Alberto Cavalli, sotto la supervisione di Franco e la collaborazione di Alessandra de Nitto, Susanna Ardigò e di tutta la Fondazione Cologni cambiò nome, logo, lingua e diventò internazionale: Arts & Crafts & Design.
Fu il cavallo di Troia di Franco, e di Alberto, per far capire a Mr. Rupert l’importanza della «valorità» intrinseca che unisce la bellezza e i mestieri d’arte al lusso. Per far comprendere il concetto e aprire nuove strade e idee, il giornale divenne anche l’house organ internazionale di Vacheron Constantin. Per rafforzare l’importanza e la tesi del messaggio, per anni, ogni Santo Natale, ho scelto e mandato a Mr. Rupert a Londra bellissimi libri d’arte con elzeviri scritti a mano con una (splendida) vecchia Omas, per esaltare la storia e la maestria, oggi come allora, dell’eccellenza del fatto a mano in Italia. Non so valutare e dire se tutto questo abbia avuto un senso e ottenuto l’effetto sperato, quello che so, e che posso asserire, è che il giornale internazionale non si è più fatto, ma in compenso Johann Rupert e Franco Cologni nel 2016 hanno creato a Ginevra la Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, dando vita al bellissimo progetto internazionale «Homo Faber», diretto dall’Alberto, il Cavalli.