Un giro di mappamondo a Gallarate

Una casetta di marzapane, proprio sul ciglio della strada. Una raccolta sala da pranzo, contenuto il numero dei tavoli a dare respiro a quei piani di legno al vivo, così vitali nell’abbraccio agli avventori di Wood, il ristorante di Lara Casta e Andrea Bacchi.
La tentazione di chiamarlo “ristorantino” è forte, perché qui tutto gira a misura d’uomo, incorrendo in un errore di forma e di sostanza. Di forma, perché di diminutivo in termini di pensiero e di pratica non c’è nulla affatto. Di sostanza perché nella proposta del duo siculo-lombardo minimo non è sinonimo di piccolo, e la ricerca di una sostenibilità appassionata e gagliarda non può essere scambiata per un gioco di sottrazione.
Che la cucina di Lara sia una carambola di dettagli è chiaro fino dal primo istante, quando al tavolo di palesano opere di oreficeria culinaria: piccoli e accurati, spesso con la dignità di una pietanza racchiusa in un francobollo. O nei lievitati, da tenere ai margini del tavolo per frenare la mano che corre allo spilluzzico compulsivo. Lievitazione naturale, farine miste e di selezione, e una evidente familiarità nel gesto.