Marsala. Profumo di mare al tramonto, morbide saline in controluce, la carrozza di don Vincenzo Florio che sembra arrivare da un momento all’altro.

Talmente evocativo di atmosfere che negli anni è stato trasformato persino in colore: il pantone Marsala, un bordeaux sporcato di terra e di castagna. Il vino è un’eccellenza da secoli: ben prima di quel 1773 in cui John Woodhouse, mercante di Liverpool, decretò la sua fortuna. Per decenni, dopo l’Unità d’Italia, fu l’unico che varcava i confini nazionali al pari dei grandi francesi. Dopo decadi di crisi, tra perdite di mercato e contraffazioni in vari paesi del mondo, sta riconquistando il meritato prestigio, anche grazie alla rinascita nel 2023 del Consorzio di tutela.

Ed è in questa Sicilia antica e ricca di tradizioni che si è svolto il festival forse più curioso e innovativo degli ultimi tempi. La prima edizione di Insolito Marsala è nata dall’idea di contaminare: una “mixology” tra degustazioni, intelligenza artificiale, turismo enogastronomico, ospitalità, arte e tecnologia. Esperti nelle diverse discipline si sono confrontati sotto la regia del sociologo, docente universitario, giornalista e scrittore Giorgio e della figlia Giulia Triani per una serie di iniziative e dimostrazioni pratiche sulle nuove tecnologie e su quella che è stata definita la rivoluzione del secolo dopo l’avvento di internet: l’intelligenza artificiale.

Se da un lato non siamo (ancora?) arrivati a fare una degustazione a distanza, ossia sentire profumi e sapori, è già possibile creare il gemello digitale di una cantina, di un museo o di un ambiente. Come è stato fatto a Palazzo Fici, sede del Museo del vino, nella centralissima via XI Maggio, che è diventato virtualmente visitabile con gli appositi visori 3D. E con costi del tutto abbordabili anche per piccole aziende.