Chandon Garden Spritz arriva a Milano

Chi mi conosce sa quanto io sia incline al gusto per l’iperbole.

Parimenti, chi mi conosce sa anche quanto io possa essere tranchant. Da tempo, per dire, ammetto candidamente di non contemplare alcuna forma di vino miscelato, dealcolato, denaturato, così come pure non tollero i vari ready to drink che hanno imperversato nella mixology all’era del confinamento. A che scopo bere vini miscelato? Per un amante del vino ciò è semplicemente aberrante.

Così, trincerata dietro a questo impianto ideologico tanto coerente quanto inamovibile, mi ritrovo oggi a tessere le lodi di un’azienda che il nome “spritz” lo strilla perfino in etichetta, alla faccia della mia sedicente di coerenza. Cosa mi ha persuaso? Per cominciare, la precisa urbanità con cui questo spritz si lascia apprezzare sia d’estate che d’inverno, basta cambiarne il garnish.