Spalle alla Stazione Centrale, incamminarsi verso il centro di questa città così a misura d’uomo da dimenticarsi di diventare museo, come in realtà l’immenso patrimonio storico e culturale potrebbe ispirare.

Prospetti di grandiosi palazzi, oggi, ma che già dalle parti dell’anno mille esprimevano il desiderio inarrestabile dei proprietari di espandere all’esterno, sulla pubblica via, la proprietà e il dominio, al punto di rendere i portici un elemento identificativo della città. Nei secoli poi i portici divennero il luogo deputato della vita cittadina, il salotto infinito dello struscio e della discussione politica, dell’effervescenza culturale, della dinamica sociale che in pochi altri posti è altrettanto prorompente. I portici dunque, scelti a nome dalla grande struttura alberghiera e percolati per simpatia al ristorante, e con piena ragione: quei portici sotto i quali si muoveva l’anima di Bologna anche ai tempi della costruzione di Palazzo Maccaferri, sede della struttura, tanto da suggerire la realizzazione del magnifico Teatro Eden, un paradiso della socialità “bene” dell’epoca. Oggi, inestimabile sala da pranzo del ristorante I Portici.

Nicola Annunziata, ancor giovine chef dal curriculum vitae reboante, indossa la serissima responsabilità di mandare in scena – la figurazione è casuale ma non del tutto – una cucina innestata proprio su uno dei simboli viventi della città, lui che bolognese non è ma che ne interpreta il presente dal suo osservatorio privilegiato di straordinaria ricchezza.

Non a caso la scelta della parola “ricchezza”. Perché sì, c’è anche “bellezza”, ma Palazzo Maccaferri riserva nel suo corpaccione sorprese di pregio, rivelate e valorizzate dalla proposta ristorativa.