Gaston Burtin, uno “sconosciuto” della Champagne
Alzi la mano chi sa chi è Gaston Burtin. Allora? Nessuno lo sa? Niente paura, siete giustificati, almeno molto più di don Abbondio che, pensoso e pauroso, si chiedeva – nel noto Romanzo – chi diamine fosse Carneade. Eppure, benché ignoto ai più, monsieur Gaston Burtin (1990-1995) è stata una delle personalità più importanti nel mondo dello Champagne, proprietario di noti marchi di bollicine e presidente del Syndacat de Négociants (1967-1973), nonché uno degli uomini più ricchi di Francia.
La sua storia, in parte misteriosa per via del suo carattere estremamente schivo e riservato, principia negli anni Venti quando si stabilisce nella Champagne, iniziando a comperare uve e a vinificarle per poi rivendere il prodotto alle grandi maison. Questo lavoro di compravendita gli permette di stringere legami stretti con i coltivatori da un lato e con i produttori dall’altro. Gli affari gli arridono e nel 1933 acquista il vasto Château des Arches, a ridosso del centro di Épernay. Un edificio imponente, con cantine che si estendono sottoterra per sei livelli, su quasi quindici chilometri.
Grazie all’acutezza d’ingegno e a un pizzico di visionarietà, Burtin riesce a costruirsi un ruolo intermedio: col supporto delle banche acquista quantità di uve sempre maggiori, sostenendo i vigneron nei frangenti di crisi. Proponendosi poi, a sua volta, grazie alla grande quantità di vini stoccati, come risorsa fondamentale delle maison nei momenti di penuria produttiva. L’enorme quantità di uve e di vini gli permette di varare, nel 1958, il marchio Barons de Rothschild e quindi altri brand champagnotti destinati a diverse fasce di mercato. Fonda quindi il gruppo Marne & Champagne e attraverso questo acquisisce il controllo di Besserat de Bellefon e quindi di Lanson e delle sue controllate. Alla sua morte l’impero passa alla figlia e al genero, che nel 2006 cedono al gruppo Boizel il quale dà vita a Lanson-BCC. Gruppo al quale ora fanno riferimento, oltre a tutti i già citati, anche Philipponnat, de Venoge e Alexandre Bonnet.







