L’edizione 2026

C’è sempre un momento, durante una degustazione, in cui smetti di prendere appunti e inizi semplicemente ad ascoltare il vino. A Derthona Due.Zero, la manifestazione che si è svolta  a fine marzo al Museo Orsi di Tortona, quel momento è arrivato presto, quasi senza accorgersene. Il Derthona Timorasso non è più una storia da raccontare con enfasi, come si fa con le rinascite riuscite. È diventato qualcosa di più concreto, quotidiano. Lo dicono i numeri, con oltre 500 ettari vitati, 1,7 milioni di bottiglie, metà delle quali prende la via dell’estero, ma sarebbe riduttivo fermarsi lì. Perché oggi, più che nei grafici, la crescita si misura nel bicchiere.

Le annate 2024 e 2023, messe una accanto all’altra, sembrano due caratteri diversi seduti allo stesso tavolo. La 2024 è più sottile, nervosa, segnata da piogge insistenti e da un lavoro in vigna che ha richiesto attenzione continua. Restituisce vini tesi, verticali, quasi trattenuti. La 2023, invece, è più distesa, solare, con una struttura che si allarga e una profondità che lascia intuire un futuro lungo, soprattutto nelle Riserve. Due annate lontane tra loro, eppure unite da un filo comune: la misura. L’alcol, un tempo un po’ esuberante, oggi è gestito con maggiore consapevolezza. E poi c’è quel dettaglio che da sempre divide: l’idrocarburo. O meglio, la sua quasi assenza. Per alcuni è un segnale di perdita, per altri un’evoluzione necessaria. In realtà racconta un cambio di passo: meno scottature del grappolo, più equilibrio, vini che si offrono prima e meglio. Forse meno “urlati”, ma più comprensibili.