NUMERO #260 | GIUGNO 2025

Luigi Di Fabio

Un abito vuoto sospeso da palloncini diventa al contempo epifania di leggerezza ed evocazione di una presenza di per sé assente. Immaginando un corteggiamento impossibile
NUMERO #260 | GIUGNO 2025
Materiale
Fotografia, stampa su Dibond
Dimensione
70x80 cm
Data
2025

L’ARTISTA

Luigi Di Fabio, nato a Termoli nel 1998, ha studiato Pittura all’Accademia di Brera e ha conseguito un master presso l’Università Cattolica di Milano. La sua ricerca artistica esplora la leggerezza come veicolo di superamento dei limiti della condizione umana. In un gioco tra peso e sospensione, concretezza e desiderio di fuga, l’artista costruisce un’immagine poetica di una realtà sfuggente, fatta di fragilità e di una continua tensione verso il superamento di sé. Nel 2024 si aggiudica la XVIII edizione del Premio Morlotti/Imbersago. Attualmente rappresentato da ArcGallery di Monza, nel 2026 sarà protagonista di una mostra personale presso LeoGalleries e nello stesso anno esporrà al Museo della Permanente di Milano.

Tra le collettive recenti: «Trasformazioni»(Castello di Vigevano, 2023), «Trame» (Castello Visconteo di Legnano, 2023), e «Istantanea» (Spazio Cam, Milano, 2023). Nel 2027 terrà la personale «Humana Conditio» al Castello Svevo di Termoli. . Sua l’opera in copertina di questo numero di «Arbiter» intitolata «Epifania di leggerezza (Chiacchiere tra sconosciuti)», fotografia, stampa su Dibond, 70×80 cm, 2025 (luigidifabio.com).

COSÌ LO FOTOGRAFO

Chiacchere tra Sconosciuti, proviene da una serie più ampia, intitolata Epifania di Leggerezza, in cui immagino un corteggiamento impossibile con una presenza effimera, volatile, che rappresenta simbolicamente l’incarnazione della leggerezza.

La relazione che si instaura con questa entità è profondamente ambigua, segnata da una tensione costante e mai risolta: un desiderio di avvicinamento che resta inascoltato, una seduzione muta verso qualcosa che non si lascia afferrare mai del tutto.
Nella serie, atti intimi come stare a letto, riposare, tentare un approccio con un libro o prendere un caffè diventano assurdi, ironici e improponibili. Così, un abito vuoto sospeso da dei palloncini diventa al contempo epifania di leggerezza ed evocazione di una presenza di per sé assente: è qui che l’impossibilità di tale rapporto si conferma, come il tentativo paradossale di bere un caffè in compagnia di essa.

Tutta la serie si serve di questa tensione per esprimere il desiderio viscerale di raggiungere la leggerezza, che per me rappresenta un luogo ideale capace di trascendere l’essere umano dai propri limiti corporei, fisici, mentali, sottraendosi alla propria ineluttabile condizione.
Questa aspirazione nasce certamente da un’esigenza personale, ma credo sia il riflesso di un bisogno universale, che definisce la stessa condizione umana. In fondo, l’uomo è segnato da un desiderio archetipico di elevarsi, di trascendere, di affrancarsi (anche solo per un istante) dal peso dell’esistenza.
Epifania di leggerezza prova a restituire concettualmente questo anelito, accettando fin dall’inizio la sua inattuabilità.