NUMERO #259 | MAGGIO 2025

Paolo de Cuarto

L’opera prende il via da un regalo, portando sulla tela l’eleganza e la cura di particolari e gesti comuni a ogni Arbiter, ma con un dettaglio lasciato all’immaginazione dello spettatore...
NUMERO #259 | MAGGIO 2025
Materiale
affresco su tela
Dimensione
190x140 cm
Data
2016

L’ARTISTA

Nato a Catanzaro nel 1972, Paolo de Cuarto vive e lavora a Milano, dove si è trasferito nel 1994. Attratto dalla manipolazione della materia e dalla plasticità delle immagini, frequentando in città gli ambienti dell’Accademia di Brera e del bar Jamaica affina la passione per ogni forma espressiva. Dopo la collaborazione col maestro Mimmo Rotella, cui riconosce il merito della sua vera formazione artistica, intraprende nel 2002 un percorso autonomo che vedrà le sue opere protagoniste di numerose personali (tra le più recenti quelle alla galleria Mag di Padova, alla Galleria nazionale d’arte di Tirana e alla torinese Paratissima, tutte nel 2022, e l’esposizione presso Art&Co Gallerie di Parma nel 2023) e collettive, come le rassegne della galleria milanese Il Castello «Suggestioni» (2014) e «Meme – La rivoluzione sarà ripostata» (2018).

In copertina, su questo numero di «Arbiter», la sua opera «Franz», realizzata nel 2016 come omaggio all’eleganza del direttore del giornale. Paolo de Cuarto ha realizzato anche le opere di copertina dei numeri 169, 190 e 211 (paolodecuarto.com)

COSÌ LO REALIZZO

Correva l’anno 2016, l’avvocato Domenico Aiello, persona con una sensibilità artistica fuori dal comune, è stato tra i miei primi collezionisti. Durante un incontro, cominciò a parlarmi di Arbiter e di come avesse intenzione di omaggiare con un quadro l’amico Franz Botré. 

Ovviamente mi diede carta bianca e, nel frattempo, conobbi personalmente il direttore, che mi regalò alcune riviste: da lì trovai ispirazione per realizzare qualcosa di particolare. 

È mia abitudine non programmare nulla, quindi stesi l’intonaco sulla tela e iniziai ad abbozzare l’opera, furono però l’eleganza romantica e la cura del particolare di Franz a darmi l’idea che effettivamente dipinsi. L’intenzione, molto chiara per me, era sottolineare quello che da sempre contraddistingue la raffinatezza maschile, quindi guanti, pipa, foulard, pochette, giacca dal tessuto sofisticato indossata da un uomo che per salutare si toglie il cappello (gesto ormai dimenticato); immancabile, poi, una copia di Arbiter sotto il braccio. 

Il tutto si contrappone al supporto materico quasi grezzo, dalle spatolate spesse, che lascia trasparire a tratti la tela di iuta. Infine, una scritta con dedica incompleta, così da concedere qualche dettaglio all’immaginazione dello spettatore