È molto più di un concorso; o, se preferite, è il concorso per antonomasia così come lo vuole l’etimologia stessa della parola latina concursus che implica un’affluenza di massa, una convergenza non necessariamente pacifica perché là dove c’è moltitudine c’è anche scontro, tumulto, tramestio.

E c’è anche un currere cum nel Concours Mondial de Bruxelles, che di ogni concorso segue le regole tacite – poiché prevede una dinamica agonistica sia per i concorrenti che per gli scrutatori, che sono tanto esaminati quanto esaminandi – quanto, appunto, quelle più intuitive, ovvero il concorrere di una moltitudine verso un premio predeterminato che non consiste solo nell’ottenimento di una medaglia (quella del Concours è ormai un simbolo transnazionale, riconosciuto a tutte le latitudini dell’orbe terracqueo), quanto anche di feedback puntuali per i concorrenti, affiancati da nuove e sempre più incalzanti opportunità di distribuzione in paesi che rappresentano nuove frontiere del vino.

Quest’anno il paese in questione era la Cina e, per la precisione, la città di Yinchuan, nel cuore della provincia vitivinicola di Ningxia.

Qui sono confluiti, da 49 nazioni, 7165 vini esaminati alla cieca da 375 giudici provenienti da 54 paesi del mondo, per oltre 40.000 note di degustazione vergate in 8 lingue differenti e un totale di 5,6 milioni di caratteri analizzati attraverso una intelligenza artificiale computazionale di nome Tastee le quale, racconta Julien Laithier, presidente di WineSPACE di cui il software è di proprietà, ha rilevato una evoluzione sensibile dal 2022, registrando un incremento di caratteri del +22% in 4 anni.