Correva l’anno Mille. Nel delta del Po i monaci benedettini costruivano l’Abbazia di Pomposa, che presto divenne influente riferimento religioso e culturale per la tormentata Italia medioevale, arrivando ad accumulare diverse sedi – oggi le potremmo chiamare filiali – sul territorio. Tra queste la chiesa di Santa Maria della Pomposa, fulcro della vita del borgo fuori le mura di Modena.

In quei secoli il quartiere era attraversato da canali navigabili, come molte città di pianura: via del Taglio ricorda proprio il “taglio” del famoso Naviglio che collegava Modena al Po. Le via d’acqua favorivano commerci e attività artigianali e il tessuto urbanistico della zona era vivo, meno clamoroso della piazza del Duomo ma ribollente di lavoro e scambi. Con il desiderabile effetto collaterale di una cultura gastronomica popolare vitale: marginale rispetto alle direttrici principali, ma centrale per la vita cittadina.
Quasi inevitabile l’evoluzione recente, con lo sviluppo di un’offerta ristorativa variegata e importante per la città. Qui la gente vive, si incontra, mangia. Non una dimensione monumentale, ma un reticolo di strade, stradette e slarghi: una vera “piazza diffusa”.

il burro allo zafferano per il panificato

In questo spazio una presenza solida da oltre vent’anni è l’Erba del Re, il ristorante di Luca Marchini, che in piazza ha altri due locali: il Re Gras – trattoria spiccatamente modenese – e la pizzeria Tre in Pomposa.
Vale la pena tratteggiare la figura di Marchini, che si distingue per il garbo dell’incedere, l’eloquio sussurrato, il rigore professionale. Aretino di origine, è difficile definirlo toscano tout court: al seguito del padre bancario si sposta per quasi vent’anni in lungo e in largo, atterrando a Modena ai bordi dell’adolescenza. Il fascino della città emiliana – ospitalità, calore, opportunità e qualità della vita – segna il punto fermo della storia familiare.