Contrano Medici ha guidato a lungo l’Osteria a Scandiano, fin da quando si raccoglieva all’ombra piena della Rocca dei Boiardo. In Piazza Matteo Maria Boiardo, dedicata al bardo scandianese, la rocca apre una porta formidabile che nel corso dei secoli ha conosciuto una sorta di declassamento rispetto all’ingresso monumentale con ponte e fossato, ma conserva una qualità più intima, quasi domestica.
Complice anche l’acciottolato di sassi di fiume, croce e delizia dei passanti. Puro supplizio per il tacco dodici.

All’Osteria è sempre andata in scena una cucina di schietta osservanza, capace di parlare la lingua della provincia reggiana: grandi “tondi” di cappelletti in brodo, i tortelli nelle loro variazioni, i salumi, le carni arrosto e in umido, talvolta il selvatico. E una cantina importante, costruita quando ancora non era pratica diffusa riempire carte di etichette, soprattutto quassù, in provincia.
Poi l’osteria si sposta “sotto la ferrovia”, come dicono gli scandianesi, in un contesto meno nobile ma, paradossalmente, più aristocratico. Un ossimoro solo apparente per chi conosce la palazzina: lignaggio solido, proporzioni misurate, un dehors raccolto sotto grandi alberi secolari e, sul retro, un prato ampio che invita alla sosta.