Ottobre 2025. Autunno inoltrato a Dogliani, freddo denso e nebbioso quasi in odor di neve. Vestita poco, che mai mi rassegno, stringo i denti e la mano di Matteo Sardagna Einaudi, Presidente dell’azienda di famiglia, un attimo dopo averlo visto scendere dalla macchina: “È un uomo velocissimo“, penso, cogliendo a mia insaputa la caratteristica saliente di questo imprenditore del vino che, tra i tanti meriti, vanta anche quello d’aver coniato la locuzione di old startup per la Poderi Luigi Einaudi

Veloce, dunque, ma anche benedetto dallo strategico dono della sintesi, se tale può esser considerato il talento di cogliere l’essenza delle cose e di farlo istintivamente e senza complicazioni, Matteo non è mai dove te lo aspetti ma sempre molto avanti oppure appena indietro, tanto è capace di digressioni repentine a seconda di dove lo conduce il suo monologo interiore: mancato storico dell’arte, l’erede di una delle più dirimenti dinastie editoriali e imprenditoriali dell’Italia della Prima Repubblica è oggi anche architetto oltre che produttore di vino e viaggiatore impenitente, non solo là dove lo porta il vino – Stati Uniti, Canada ed Emirati Arabi – ma anche la moto (in Patagonia, per dire).

Ma nel vino, si sa, se vuoi fare veloce devi andare piano, ed è per questo che Zvonimir Jurkovic, per tutti Zvone, in Poderi Einaudi è figura chiave, capace di vestire e svestire tutti i panni, da quello seminale di cantiniere a quello, più istituzionale, d’Amministratore Delegato.